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Pd e Italicum, “chiudiamo la prossima settimana”

La dead line è fissata la prossima settimana quando la commissione del Pd, che si è riunita, tornerà a incontrarsi per tirare le somme sulle possibili modifiche alla legge elettorale. L’obiettivo era trovare un punto di caduta prima della manifestazione Dem in programma sabato a Roma a piazza del Popolo con Matteo Renzi ma, al di là dei rinvio ai prossimi giorni i vertici del Nazareno continuano a mostrarsi ottimisti sulla possibilità di raggiungere un compromesso. L’accordo potrebbe essere quello di consentire l’apparentamento delle liste al ballottaggio, il divieto delle candidature multiple (già suggerito dallo stesso premier) mentre resta ancora aperto il tema dei collegi o delle preferenze. L’ipotesi di raggiungere un’intesa però continua a lasciare scettica la minoranza del partito.

I bersaniani infatti ricordano l’impegno che si era preso di chiudere i lavori proprio prima della manifestazione. Quanto a Gianni Cuperlo, a quanto si apprende avrebbe assicurato a Roberto Speranza che la minoranza resterà unita nella decisione di appoggiare o di rompere definitivamente. Tutto rinviato comunque ai prossimi giorni soprattutto per evitare che si dia già sabato in piazza un’immagine del Pd spaccato. Ma l’idea che si possa trovare una soluzione che eviti distinguo sul referendum appare comunque difficile. E se Massimo D’Alema continua a puntare il dito contro il ddl Boschi reputando la riforma “non solo sbagliata ma anche dannosa”, a tentare di abbassare i toni ci pensa il ministro per l’Economia Pier Carlo Padoan: “Le elezioni e il referendum non sono un elemento nuovo, ma oggi sono percepiti come in grado di innescare effetti sistemici, come accaduto nel referendum britannico”, è il ragionamento del titolare del Tesoro che lancia un avvertimento: “rischia di diffondersi un atteggiamento di attesa che frena investimenti e consumi favorendo risparmio precauzionale”. Va più nel merito invece il collega di governo Carlo Calenda “Bisogna votare si’ per avere un Paese piu’ efficiente”, mentre Angelino Alfano bolla come “una presa in giro” l’idea di “chi dice che se si boccia adesso la riforma si ricomincia l’iter domani mattina”.

Va all’attacco invece il Movimento Cinque Stelle che in un post sul blog di Beppe Grillo “smentisce” i dati diffusi dal governo sui risparmi che porterebbe la riforma: “C’e’ il “bollino” della Ragioneria sui risparmi che deriverebbero dalla riforma costituzionale: si tratta di 57,7 milioni di euro. Il Presidente del Consiglio, il Ministro Boschi, l’On. Morani, il PD e tutto il Governo, dunque, la smettano di mentire agli italiani dicendo che la riforma comporterà’ un risparmio di 500 milioni di euro l’anno se non, addirittura, di 1 miliardo”. Resta invece ancora da capire quale esito avrà il ricorso presentato dall’ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida in merito alla chiarezza del quesito referendario. Il giudice della prima sezione civile di Milano, Loreta Dorigo, si e’ riservata di decidere sul ricorso ma per la decisione si dovrà attendere ancora qualche giorno.

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