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GIUSTIZIA/ In tre anni sottoposti a ispezione oltre 7mila magistrati

In quasi tre anni, dal 2014 al 30 settembre scorso, sono stati sottoposti a verifiche 7.068 magistrati togati e 3.144 onorari. In totale sono stati sottoposti ad ispezione ordinaria 212 uffici giudiziari (giudicanti e requirenti) e 4 commissari agli usi civici. Durante le ispezioni svolte nel corso del 2015 si è raggiunto il massimo di magistrati vagliati (3.048 togati e 1.295 onorari), lo scorso anno sono stati sottoposti a ispezione gli uffici metropolitani di Napoli, Roma e Milano. Sono questi alcuni dati dell’attività dell’Ispettorato del Ministero della Giustizia snocciolati durante una conferenza stampa che si è svolta in Via Arenula, a Roma. Esiti che saranno resi noti, attraverso relazioni, ogni anno, così come chiesto dal ministro Andrea Orlando, e con l’intento di giungere ad una «conoscenza in tempo reale» dell’attività ispettiva di cui ne faranno uso tutti gli uffici. Il capo dell’Ispettorato Elisabetta Cesqui ha spiegato come si svolge l’attività ispettiva che guarda piuttosto al funzionalità degli uffici e che può dar luogo a raccomandazioni e, nei casi più gravi, a prescrizioni. «Un’attività capillare» che ha vagliato 212 uffici giudiziari (tribunali, procure, etc) in tre anni. «Siamo andati in 89 posti diversi», ha sottolineato Cesqui precisando che per quanto riguarda i magistrati il controllo «non entra mai nel merito delle loro decisioni». Le procedure aperte presso l’Ispettorato nascono per circa l’80% da esposti e informative per il restante 20% sono frutto delle segnalazioni scaturenti dall’attività ispettiva, si legge nel rapporto. Dall’ispezione «si ricava una conseguenza rispetto al futuro dell’assetto dell’ufficio: se chi l’ha diretto è stato all’altezza o meno», dice il ministro Orlando a giudizio del quale «c’è un indice che il Csm dovrebbe tenere in considerazione con questa attività: dal momento che abbiamo dato i dati sull’arretrato del civile e l’andamento della prescrizione, ora offriamo un elemento aggiuntivo, ovvero le risultanze delle ispezioni» pubbliche per i cittadini. «Rendere pubblici questi dati significa anche che gli stessi siano contestabili, ma finora non è mai accaduto», conclude il Guardasigilli evidenziando che le ispezioni «sono fatte con grande professionalità».

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