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Allerta per il Colosseo, il soprintendente: «Cadono pezzi dell’attico »

550x189x2067595_colosseociao_jpg_pagespeed_ic_brw4tgjtcqIl Colosseo ha la sua piccola insidiosa super-monitorata criticità. L’attico, la vertiginosa sommità del monumento che accarezza il cielo dall’alto dei suoi cinquanta metri, ha la parte interna debole. Da non confondere con la struttura esterna, già restaurata con i fondi Tod’s. «Ha bisogno urgente di un intervento di consolidamento perché si verificano piccoli frequenti distacchi di laterizio». Lo annuncia il Soprintendente per l’area archeologica centrale Francesco Prosperetti. Un annuncio che non fa a cuor leggero, ma con un pizzico di amarezza perché i fondi per risanare il terzo anello dell’Anfiteatro Flavio (la parte in condizioni critiche è stata preclusa al pubblico) sono stati già previsti con un importo di 4 milioni di euro, ma sembrano in queste ore appesi al palo. Motivo? Perché il tesoretto rientra in quel protocollo d’intesa con la società Roma Metropolitane, e di conseguenza anche con Roma Capitale, per finanziare le opere compensative del cantiere della Metro C, per la fermata Colosseo-Fori imperiali, a favore dei reperti archeologici. Come a dire, il futuro dell’attico della casa dei gladiatori è appeso ad una firma. «Attendiamo da due anni ormai di sottoscrivere il protocollo con Roma Metropolitane, e quindi con il Comune, per avere le risorse destinate alle opere compensative – dice Prosperetti – Cifra già stanziata dalla delibera del Cipe e che ammonta a 10 milioni complessivi». Nel dettaglio, 4 milioni per l’attico del Colosseo, 2 per la cancellata da messa in sicurezza intorno al Colosseo, 4 per i magazzini per i reperti emersi dagli scavi compreso il Foro di Nerva (ripartiti con la Sovrintendenza capitolina). «Chi lo firmerà questo protocollo se il Campidoglio ha annunciato la liquidazione di Roma Metropolitane?» si chiede Prosperetti. Un problema, dunque, di squisita competenza della giunta Raggi, infatti ad occuparsene probabilmente sarà l’Agenzia comunale per la Mobilità.

La questione non è da poco. «Il distacco dei materiali dall’attico del Colosseo avviene già ora in assenza di vibrazioni indotte dalle talpe che scavano la galleria della metro. Non possiamo quindi far avvicinare le talpe per la nuova fermata sui Fori imperiali senza aver messo prima in sicurezza il Colosseo. Altrimenti saremo costretti a fare un’ordinanza per fermare le talpe». Il fattore tempo è essenziale, visto che, da crono-programma annunciato dal sindaco Raggi, entro la fine del 2017 le talpe saranno in funzione per la nuova fermata (con l’inaugurazione nel 2021). «Se ci dessero i soldi oggi, non ci basterebbero due anni per coronare il consolidamento dell’attico», riflette serio Prosperetti. «Insomma, siamo noi vittime del blocco di finanziamento». Altro tema spinoso, la fermata di piazza Venezia. «Il collegamento è ineludibile. Il dibattito del Campidoglio sulla sistemazione di via dei Fori Imperiali è sterile se non si fa arrivare la metro fino a piazza Venezia». E il pensiero vola subito ai resti dell’Auditorium di Adriano, di fronte al Vittoriano, che attendono una valorizzazione in funzione dell’uscita della metro. L’unica notizia che si apprende è che a breve partirà il cantiere (un progetto dell’ex commissario Tronca) di sistemazione dell’area intorno agli scavi. Spariscono i brutti jersey, arrivano marciapiedi e ringhiere con vetrate sullo stile di largo Argentina.

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