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I trumpisti dell’ultima ora

Quasi tutti hanno l’onestà di ammetterlo, non avevano azzeccato le previsioni, non avevano capito nulla, si erano fatti influenzare dai media e da una percezione tutta europea delle vicende politiche e sociali americane. Tra i politici, i commentatori, gli esponenti dell’estabilishment quasi nessuno aveva visto giusto. Era politcally correct scommettere su Hillary Clinton, tornava comodo, faceva gioco. E se qualche elemento di perplessità c’era a prevalere tuttavia finiva per essere la considerazione: meglio l’usato sicuro che l’azzardo di quel pazzo scatenato di Donald Trump. Che è stato fatto letteralmente fatto a pezzi, messo sulla graticola, visto ai raggi X, interpretato. Peggio di quel che accadde con Berlusconi nei momenti topici. Passato lo choc della delusione, non si può dire obiettivamente che tutti siano saliti sul carro del vincitore, ma in molto scoprono che il nuovo presidente degli Stati Uniti non è poi così male, che forse alcuni atteggiamenti sono stati male interpretati e che forse la sua immagine di vincente (ora riproposta in tutte le salse) non è necessariamente una garanzia ma un buon punto di partenza. Scremate dagli ecessi della campagna elettorale le sue posizioni appaiono più moderate e pratiche di quel che si credeva, e in molti cominciano a riconoscersi nel nuovo corso americano. Prudenti i cinesi, sorridenti i russi, eccitati i mercati dopo lo sconcerto iniziale, possibilista il resto del mondo. A congratularsi a mezza bocca e con un imbarazzo che si intravvede dietro il sorriso di facciata i leaders politici, gli opinion leaders di casa nostra. Hllary non doveva farci questo sgarbo, ora la Casa Bianca non sarà più accomodante con Palazzo Chigi. Dobbiano farcene una ragione

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