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Trump alla Casa Bianca da Obama

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Donald Trump ha varcato la soglia della Casa Bianca dal South Lawn, il prato meridionale, i giornalisti non hanno potuto vederlo. È entrato nella sua nuova casa da dietro per incontrare Barack Obama, il presidente uscente che tanto lo ha osteggiato durante l’intera campagna elettorale, e negli anni prima, ma che oggi lo ha accolto ufficialmente come suo successore. Eletto dal popolo, scelto.

“È stata un’eccellente conversazione”, ha detto Obama al termine dell’incontro che sarebbe dovuto durare 30 minuti, ma si è prolungato per oltre un’ora e mezza, “vogliamo e faremo di tutto perché lui e la moglie si sentano benvenuti e perché riescano al meglio nel loro compito”. “Sono stati discussi temi importanti”, ha aggiunto il presidente uscente. “È il momento di restare uniti”, aveva dichiarato Trump nel suo primo discorso dopo i risultati dell’elezione.

L’incontro di oggi è stato il primo passo in questa direzione. “Sono impaziente di farne altri con Obama” ha detto il neo eletto alla fine della brevissima conferenza stampa. “Non c’eravamo mai incontrati, lo rispetto moltissimo. Abbiamo affrontato temi difficili, ma abbiamo anche parlato degli importanti risultati raggiunti durante la sua amministrazione. È stato un grande onore”.

Tradizione vuole che la visita sia sempre cordiale e pacifica. Elegante, nonostante campagne elettorali di fuoco. Ma quest’ultima è stata particolarmente velenosa. Nel 2011 Obama prese in giro Trump durante una cena ufficiale alla Casa Bianca. Trump ha definito Obama “debole”, “stupido” e “simpatizzante nei confronti dei terroristi”, durante gli ultimi mesi della campagna elettorale. Obama l’ha chiamato “instabile e inadatto al compito”, Trump ha messo in dubbio la cittadinanza americana di Obama nato alle Hawaii, e come se non bastasse Michelle ha sempre condannato i repubblicani per l’atteggiamento nei confronti delle donne.

La riunione fra i due è cominciata alle 11 ora locale (le 17 in Italia) e doveva rappresentare l’inizio del passaggio di poteri che culminerà nell’avvicendamento del 20 gennaio. Ma i temi sono tanti, delicati e l’incontro è durato oltre un’ora, con i fotografi ad aspettare all’esterno per le foto ufficiali, molto più del previsto, e i giornalisti che non hanno potuto fare domande all’interno dell’Oval Office alla fine dell’incontro.

Il presidente Obama “spera” di poter illustrare gli aspetti negativi che deriverebbero dal ritirarsi unilateralmente da accordi internazionali, aveva precedentemente spiegato il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest. Non sono pochi. Trump ha intenzione di ritirare il Paese dagli accordi commerciali e dalle alleanze militari che non ottengano per gli Stati Uniti migliori condizioni, e ha promesso di far cadere sia l’accordo di Parigi per la riduzione delle emissioni di carbonio, che quello stretto dall’amministrazione Obama con l’Iran sul nucleare.

Obama riceve Trump alla Casa Bianca: “Incontro eccellente”. E lui: “Impaziente farne molti altri”
ll magnate è uscito dalla Trump Tower a Manhattan, al centro di New York, intorno alle 9 ora locale (le 15 in Italia), per atterrare a Washington a bordo del suo aereo privato

Nello studio Ovale che Trump rimodernerà presto, il tema che i due presidenti hanno affrontato la transizione tra le amministrazioni, su cui i rispettivi staff dovranno lavorare insieme nelle prossime settimane. Insieme a Trump c’era la moglie Melania, che Michelle ha accompagnato tra le stanze della Casa, al piano superiore nella residenza privata, per mostrarle anche la famosa finestra da dove si può vedere il presidente al lavoro. Dopo quello tra Obama e Trump, è previsto l’incontro tra l’attuale vicepresidente, Joe Biden, e il prossimo, Mike Pence.

Il ministro della Difesa, Ash Carter, ha informato ufficialmente le forze armate del trasferimento dei poteri in corso e il briefing quotidiano dei servizi di itelligence è stato esteso anche a Trump e al suo vice. Nei prossimi 72 giorni, cioè fino all’inaugurazione del 20 gennaio prossimo, Trump dovrà definire la nuova squadra di governo. Quanto ai restanti incarichi pubblici che dovrà assegnare, circa 4mila, l’inter partirà dopo l’inaugurazione anche perché alcuni richiedono il disco verde del Senato, oltre che dell’intelligence.

Il prossimo 19 dicembre, che coincide con il lunedì dopo il secondo martedì di dicembre (come prevede la legge Usa), il collegio elettorale (composto dai 538 grandi elettori scelti alle urne dagli americani) voterà il presidente. Anche se formalmente i grandi elettori sono liberi di votare per chi vogliono, di norma, essendo espressione dei partiti, votano per il candidato del loro schieramento. I voti dei grandi elettori vengono inviati da ogni Stato al Senato e disposti in due casse di mogano. Saranno conteggiati solo durante la seduta a Camere riunite del Congresso in calendario il 6 gennaio.

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