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Marra, non è finita. La nomina finisce in tribunale: «Scelta illegittima»

La rotazione dei dirigenti decisa dal sindaco Virginia Raggi e dal suo braccio destro Raffaele Marra finirà in tribunale. Il sindacato Dircom, che rappresenta la categoria all’interno di Roma Capitale, sta pensando di rivolgersi al giudice del lavoro per comportamento anti sindacale e per altre presunte irregolarità che avrebbero caratterizzato l’operazione. Non solo. Non è passato inosservato il trasferimento di una dirigente, Silvana Sari, che stava semplicemente rispettando la legge: stava preparando, d’intesa con l’assessore Adriano Meloni, l’applicazione della direttiva Bolkestein nel settore degli ambulanti.

Al contrario, il gruppo consigliare del Movimento 5 Stelle si è speso contro la Bolkestein, contro la messa a gara delle concessioni per il commercio su suolo pubblico e ha approvato in consiglio comunale l’ormai famosa mozione salva Tredicine. La Sari è anche esponente del sindacato Dircom, che a settembre diffuse una lettera che denunciava la paralisi del Campidoglio.

LOMBARDI
Ancora: la scelta della Raggi di premiare il fratello del suo fedelissimo Raffaele Marra (Renato, proveniente dalla Polizia Municipale) nominandolo a sorpresa alla direzione del Turismo, ha scatenato malcontento nel movimento. Attenzione, non è un retroscena. La parlamentare Roberta Lombardi lo ha detto tra virgolette al Messaggero: «È una nomina inopportuna e arrogante». Proprio nel Movimento 5 Stelle ora c’è chi fa notare che quella promozione è a rischio, poiché contrasterebbe con le norme che proibiscono a un dirigente di partecipare alle scelte che interessano un familiare. Renato Marra ha ribattuto, sul Messaggero, che a nominarlo è stata direttamente la Raggi. Nel movimento c’è chi ribatte che la procedura di interpello è stata gestita da Raffaele Marra, quale direttore del personale. Il caso comunque non esploderà prima del 4 dicembre, perché nessuno tra i grillini vuole influire negativamente sull’esito del referendum con le polemiche romane.

SIBERIA
Torniamo allora alla rimozione di Silvana Sari, dirigente del settore commercio e presidente del sindacato Dircom. La Sari, anche su delega dell’assessore Adriano Meloni che si è dissociato con la linea pro Tredicine del gruppo consigliare del M5S, aveva partecipato a riunioni che preparavano l’applicazione della Bolkestein che, entro il 2017, impone di mettere a gara tutte le concessioni di suolo pubblico. Il Movimento si è schierato in difesa della famiglia che controlla buona parte di quelle concessioni e, guarda caso, la Sari è stata trasferita dalla Raggi al Centro carni, considerata tradizionalmente come una sorta di Siberia per i dirigenti del Comune di Roma. Il fatto che la Sari sia anche dirigente sindacale e che non siano state rispettate le procedure previste in questi casi, potrebbero convincere Dircom a rivolgersi al tribunale del lavoro. Altro oggetto del ricorso: alcune carenze della procedura di interpello. Ai dirigenti era stato chiesto di indicare solo una preferenza come destinazione e comunque, se due dirigenti avessero chiesto la stessa destinazione, Roma Capitale non ha previsto la «comparazione», vale a dire una valutazione dei titoli dei vari candidati.

TIMORI
Ecco perché il Dircom già lunedì farà l’accesso agli atti per poi preparare le contromosse che andrebbero su più direzioni: comportamento anti sindacale e procedure non regolari. «Ma vedrete ci sarà anche chi tirerà in ballo il fatto che tutta l’operazione è stata gestita da Marra Raffaele con relativa promozione di Marra Renato» teme ora qualcuno all’interno del Movimento 5 Stelle.

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