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Apnee notturne, non curarle può costare la vita

osasAttenzione particolare a prevenzione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Ascolto di tutte le voci che collaborano per la cura della malattia. Sono questi i punti cardine con cui la senatrice Maria Rizzotti, Vicepresidente della Commissione Sanità del Senato, vuole gettare le basi per lavorare a una proposta di legge sulla cura e la conoscenza dell’OSA, ovvero, la sindrome da apnee ostruttive del sonno.

Al tema è stato dedicato un convegno, intitolato “OSAS. Salute e Sicurezza Stradale dagli aspetti normativi alle implicazioni mediche, economiche e culturali”, tenuto nella sala Zuccari del Senato il 9 novembre e organizzato dall’Associazione “L’Alba del Terzo Millennio”.

La sindrome Osa è tanto diffusa quanto sconosciuta e sottovalutata, mentre le sue conseguenze sono pericolose, tanto da mettere a repentaglio la vita. Ė stato calcolato che circa due milioni di Italiani ne soffrono, anche se solo in un’esigua minoranza è stato possibile porre la certezza diagnostica. Percentuali più alte, intorno all’11%, sono state riscontrate negli individui di oltre 60 anni mentre nei bambini si calcola sia presente nel 3% dei casi. La sindrome consiste nell’alterazione patologica caratterizzata da “pause” o interruzioni del normale respiro (le apnee) durante il sonno. Uno dei sintomi è la sonnolenza diurna che può manifestarsi anche alla guida, causando incidenti mortali. Solo nel 2014 nel nostro Paese ha provocato in strada 7.360 sinistri e 231 morti.

Per questo, a dicembre 2015, anche l’Italia ha recepito la direttiva 2014/85/UE sulla patente di guida per i pazienti affetti. In seguito, i decreti del ministero dei Trasporti e della Salute hanno imposto ai guidatori di inserire l’informazione sulla patente e di subirne il ritiro nel caso in cui la sindrome non venga adeguatamente curata.

Fra gli interventi medici del convegno, il professor Stefano Di Girolamo, Direttore della UOSD Audiologia e foniatria dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, ha sottolineato come la malattia «tocchi tante specialità ma proprio per questo, rischia di non essere trattata da nessuno. Il primo fattore di rischio – ha aggiunto – è l’obesità per cui al centro del Tor Vergata valutiamo i pazienti in base all’indice di massa corporea. Il tessuto adiposo infatti restringe le vie aeree. Il primo passo per la cura infatti è la perdita di peso. In secondo luogo, si procede con l’applicazione della CPAP, una maschera che aiuta il paziente a respirare durante la notte. Attraverso questo dispositivo, riscontriamo una soddisfazione del paziente pari al 50% ma molti la rifiutano perché scomoda da mantenere di notte. L’aderenza alla terapia è  quindi bassa, ma specie chi riceve la CPAP ha una patologia grave e presenta un alto costo sociale. Le armi per il chirurgo infine sono varie, fra cui la robotica che ha una grossa risoluzione ma elevato costo».

A definire l’OSA come “una epidemia sommersa” è stato il dottor Sergio Terranova, Medico chirurgo specialista in Odotostomatologia e Ortognatodonzia. «Di questa epidemia – ha precisato – vediamo solo la punta dell’iceberg rappresentata dal 3% dei casi gravi. Una figura importante per la diagnosi potrebbe essere l’odontoiatra a cui si rivolge la maggior parte della popolazione almeno una volta l’anno. Tuttavia il limite della terapia odontoiatrica è  il costo elevato degli strumenti come i byte».

Ad essere predisposte alle Osas non sono però solo le gli uomini oltre i sessant’anni secondo Anna Caparra, internista e docente alla “Sapienza” Università di Roma, ma anche «le donne dopo la menopausa o durante il terzo mese di gravidanza».

Gravi conseguenze le Osas possono darle sul piano cardiovascolare con un più alto pericolo di infarto e ictus. «Il sonno – ha detto Giuseppe Germanò, Professore di Medicina generale e Patologia medica alla Sapienza, Università di Roma – è  importante per la nostra vita, ancor più quello notturno perché durante il sonno, i sogni fanno rivivere il vissuto e l’attività cardiaca può subire dei cambi di pressione. Non a caso il 12% delle morti cardiocircolatorie avviene di notte, soprattutto nei pazienti che soffrono di una patologia. Nel caso delle Osas, ad ogni microrisveglio causato dalle apnee, la pressione aumenta. Infatti il 63% di questi pazienti ha anche un problema di ipertensione».

A volte alla sindrome si sovrappone la depressione. «I sintomi delle Osas e della depressione spesso si sovrappongono e possono quindi complicare la diagnosi – ha spiegato Antonio Picano, Dirigente psichiatra all’ospedale San Camillo-Forlanini di Roma, Presidente della Fondazione Rebecca -. Associata alla depressione, l’Osas presenta la sonnolenza diurna, ovvero se ci si addormenta davanti la televisione o a un convegno, e poi la scarsa concentrazione, l’irritabilità, la mancanza di energia, il rallentamento psicomotorio e l’aumento di peso. Queste persone hanno avidità di sonno e di un equilibrio psichico infatti abbiamo bisogno di sonno rem per rielaborare gli eventi vissuti. Purtroppo però l’attenzione alla qualità del sonno da parte dei medici è scarsa».

Sulla maggiore consapevolezza e l’informazione dell’opinione pubblica ha insistito Gian Luca Pellegrini, direttore di Quattroruote, per il quale la valutazione di una causa di rischio così importante non può essere affidata all’autocertificazione, così come oggi è previsto dalle normative italiane. Pellegrini, che ha posto l’accento anche sull’attuale stile di vita che ci porta a dormire sempre meno con inevitabile stanchezza diurna, e sulla gravità della mancanza di educazione stradale nelle scuole, ha affermato che, «per trovare una soluzione, il problema dell’Osas deve entrare nel sentire comune, così come è stato per l’alcool».

Per l’aspetto normativo e l’applicazione delle leggi su strada, ha parlato Giuseppe Bisogno, direttore della Polizia stradale. «Le vittime per incidente stradalie nel 2015 sono state 3428, 47 in più  rispetto al 2014 – ha affermato -, ben il 43% è avvenuto su strade urbane e solo l’8,9% su autostrada. Siamo quindi ben lontani dall’obiettivo dato dall’Europa di dimezzare le vittime entro il 2020. Il problema – ha sottolineato – non sono i controlli insufficienti, perché nel 2016 le infrazioni registrate sono state un milione 800mila. Ma la difficoltà  di applicazione delle norme. Ad esempio non esistono strumenti efficaci a rilevare l’assunzione di droga così come l’etilometro. Figuriamoci capire se l’automobilista soffre di apnee notturne. Per questo chiediamo una semplificazione delle norme».

Molto preoccupato si è detto infine il Responsabile dell’area progetti della Fondazione Ania, Sandro Vedovi. «Si calcola – ha riportato – che il 23% degli incidenti stradali sia causato da un colpo di sonno su strada extraurbana, il 23% di quelli mortali. Sulla totalità degli incidenti stradali la percentuale diventa invece il 21,9%». Vedovi ha anche descritto i risultati delle indagini condotte dall’Ania che vedono il ritardo sulla frenata in conseguenza della stanchezza, uno dei principali fattori di rischio, soprattutto per gli autotrasportatori. Poiché la difficoltà sta nell’individuare i soggetti affetti da Osas che non si dichiarano, secondo la Fondazione sarebbe utile fare uno screening sulla popolazione a partire dai 30 anni, proprio per prevenire l’evolversi di una sindrome che oltre ai gravissimi effetti sulla salute, conta per l’Italia un costo sociale di un miliardo e novecento milioni di euro.

Non è la prima volta che l’Associazione “L’Alba del Terzo Millennio”, presieduta da Sara Iannone, si occupa del tema. Già lo scorso 22 aprile, alla Camera dei Deputati era stato organizzato un primo convegno in cui erano emerse le lacune della normativa che ha recepito la direttiva europea. Con la senatrice Maria Rizzotti, l’Associazione vuole farsi promotrice di una Giornata nazionale delle OSAS anche in Italia così come già avviene nel mondo per far conoscere la malattia e le sue cure e predisporre servizi per check up gratuiti.

«Informare la popolazione – ha dichiarato la presidente Sara Iannone – deve essere una priorità per le istituzioni, per la politica e per i media, soprattutto perché le persone non devono avere paura di scoprirsi e quindi di dichiararsi malate di Osas, e l’unico modo per sconfiggere questa paura e convincerli a esporsi e cercare aiuto, è far capire loro che si possono curare e che dal momento che sono in terapia non incorrono in alcuna limitazione sia per la guida sia per il lavoro. Per questo e per tutti gli altri importanti elementi scientifici, tecnici, economici e sociali che sono emersi nel corso del convegno, mi auguro che tutti i relatori vorranno contribuire al lavoro della senatrice Rizzotti per arrivare alla stesura di una proposta di legge che sia utile e risolutiva».

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