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FOCUS/ Cuba anno zero, le incognite del post-castrismo

Cuba anno zero. Fidel è morto, Raul si è impegnato a lasciare il potere entro un anno o poco più, alla Casa Blanca arriva Donald Trump, il disgelo è in un limbo. Sono tante le incognite all’Avana, alle prese con un ricambio generazionale, mentre da Miami si sogna una Cuba del tutto nuova, completamente post-castrista. Tra gli enigmi e gli interrogativi, però, ci sono due dati di fatto: Raul, l’eterno ‘numero duè, ha 85 anni e qualche mese fa ha annunciato che rispetterà il mandato previsto alla guida del Paese, che scade nel febbraio del 2018. Un allontanamento che non comporta necessariamente la pensione, visto che nulla si sa sulla sua permanenza alla guida del Partito comunista cubano (Pcc). Senza il carisma di Fidel, il pragmatico Raul ha impostato ormai da tempo una transizione ‘soft’ per aprire la strada ad una nuova generazione. I nomi dei quali si parla sono in sostanza due. Anche se ama tenere un basso profilo, il più in vista tra i ‘big’ ormai emersi nel Pcc è l’attuale vice presidente Miguel Diaz-Canel, ingegnere elettronico ed ex ministro dell’Educazione, alle spalle di Raul sulla plancia di comando del potere castrista. Di fatto, il delfino designato. Nel febbraio del 2013, quando venne nominato vice presidente, qualche media cubano fece notare che era la prima volta che il ‘numero duè del governo fosse un uomo nato dopo la rivoluzione del 1959 guidata da Fidel e dal ‘Chè Guevara. Un passo che segnò il primo salto in avanti verso il ricambio. Gli uomini della rivoluzione del ’59, che fanno parte della generazione Fidel, sono troppo vecchi. I nomi più illustri della vecchia guardia sono José Manuel Machado Ventura, 86 anni, secondo segretario del Pcc, e Ramiro Valdes, 84, tra le figure storiche della ‘revolucion’. L’altra figura in ascesa, invece, è un altro Castro: Alejandro, figlio di Raul, colonnello e coordinatore dell’intelligence delle forze armate e del ministero degli Interni. Alejandro è tra l’altro fratello di Mariela Castro, molto nota e da sempre attiva sul fronte della difesa dei diritti dei transessuali e omosessuali. Difficile capire cosa succederà in un mondo opaco e fedele ai segreti e ai silenzi come quello della politica cubana. Molto dipenderà da quanto succederà all’interno delle due strutture che gestiscono il potere e l’economia, e nei loro rapporti di forza: da un lato le ‘fuerzas armadas’, i militari, dall’altro il Partito comunista cubano.

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