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Referendum: I conti in tasca alla riforma, ecco tutti risparmi

Con il referendum alle porte è guerra dei numeri sui risparmi che comporterà la riforma del bicameralismo. Il governo stima, infatti, che le minori spese derivanti dalle nuove norme si possano attestare intorno ai 500 milioni mentre per le opposizioni e il comitato del no la cifra è di appena 50 milioni di euro.

Il nodo è legato alla quantificazione delle minori spese derivanti in particolare dall’abrogazione definitiva delle province prevista all’articolo 28 della riforma.

Il premier Matteo Renzi sostiene, infatti, che questo capitolo della riforma dovrebbe comportare 350 milioni di risparmi ai quali vanno aggiunti quelli che dipendono dai limiti agli stipendi dei 921 Consiglieri regionali e ai fondi dei gruppi consiliari. In una nota del 28 ottobre 2014, relativa all’impatto economico della riforma, la ragioneria dello Stato definisce, però, “non quantificabili” i risparmi relativi a questi due punti della riforma. E questo, perchè – spiega la Ragioneria – la misura va messa in relazione con la legge 56 del 7 aprile 2014 che prevede un riordino del settore con “l’avvio di un processo di individuazione delle funzioni attualmente svolte dalle province”, diverse da quelle attualmente ritenute fondamentali, “per la loro ricollocazione a livelli di governo che ne possano assicurare lo svolgimento con significative economie di spesa”.

Quelli che la Ragioneria calcola come certi sono invece i risparmi derivanti dalla fine del bicameralismo perfetto e dunque dall’attribuzione dell’indennità di parlamentare (10.385 euro mensili pro-capite) solo ai deputati. Dall’abolizione dell’indennità parlamentare per i senatori prevista all’articolo 9 della riforma – secondo la Ragioneria – deriva un risparmio di circa 40 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti 9 milioni derivanti dalla riduzione dei senatori prevista all’articolo 2. La Ragioneria quantifica, infine, in 8,7 milioni i risparmi derivanti dalla soppressione del Cnel. In totale, dunque, i risparmi ‘certi’ calcolati dalla Ragioneria sono 57,7 milioni di euro. E a questa cifra si attestano gli oppositori della riforma e il comitato per il no.

Il governo, però, si attende un grosso risparmio (che la Ragioneria non quantifica) dalla soppressione delle Province e dal tetto agli stipendi dei consiglieri regionali. Che, sommati ai circa 60 milioni di risparmi già certi, comporterebbero minori spese per 500 milioni che il premier Renzi, dalla festa dell’Unità di Bosco Albergati, nel modenese, quest’estate ha ipotizzato di rigirare sul “fondo della povertà per darli ai nostri concittadini che non ce la fanno”.

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