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Berlusconi: «Rischio brogli. Se il No vince, Renzi lasci»

berlusconi-smorfia-3Renzi si dimetterà, come ha promesso più volte, ma le elezioni non sono dietro l’angolo: «Prima ci sarà un governo di transizione, avallato dal Pd, che farà la legge elettorale. Poi tra un anno, un anno e mezzo, si voterà». Eccolo il futuro immaginato da Silvio Berlusconi all’indomani di una ipotetica vittoria del No al referendum costituzionale. Lucido e agguerrito, il leader di Forza Italia intervistato per #Corrierelive da Tommaso Labate e il vicedirettore del Corriere della Sera Antonio Polito, svela solo un pizzico di amarezza ripensando al patto del Nazareno: «Se l’accordo che avevamo con Renzi fosse andato avanti, non sarebbe venuta fuori questa riforma, e questa legge elettorale. Avremmo avuto una riforma condivisa anche dalla minoranza in Parlamento e non ci sarebbe stato bisogno di un referendum». Ma di fronte a questa modifica della Costituzione, «il nostro è sempre stato un No preoccupato, lo stesso No per cui abbiamo detto basta a quella pseudo collaborazione con Renzi», spiega Berlusconi. Che adesso guarda alla rottura di quell’alleanza come a qualcosa di inevitabile: «Avevamo davvero la speranza di arrivare a una riforma condivisa, e invece per 17 volte sono state cambiate le carte in tavola. Fino all’ultima volta- quando abbiamo sentito alla radio Mattarella come possibile presidente della Repubblica- ci abbiamo sperato. Poi abbiamo capito che Renzi voleva solo fare una riforma costituzionale e una legge elettorale cucita a misura per sé e per il suo partito». Verdini?« Penso proprio che mi abbia mal consigliato».

Sui rischi economici del referendum Renzi ha detto «se vince il Sì, l’Italia più forte, se vince il No, c’è il rischio salto nel vuoto».«Una bufala», replica Berlusconi, «una cosa non vera perché la situazione è al contrario». Questa la ricostruzione dell’ex Cavaliere: «Se vince il Sì il Pd comunque ha la maggioranza nel Senato: perché è stato tolto il diritto agli elettori di eleggere i senatori, e il Pd ha saldamente in mano 17 regioni su 20, quindi è automatico che il Pd si trovi con almeno 60 senatori. Se anche il centrodestra vincesse e avesse la maggioranza alla Camera, avrebbe un Senato dotato di moltissimi poteri, che può intervenire su qualunque legge, che gli toglierebbe la possibilità di governare. Potrebbe accadere che il Pd vincesse le elezioni: e allora avremmo un uomo solo al comando, Renzi, che sarebbe padrone del suo partito, padrone del governo, padrone del Senato, della Camera dei deputati, padrone di scegliere il capo dello Stato e le altre istituzioni di garanzia come i membri della Corte costituzionali. Questo si può definire un regime», secondo il leader degli azzurri.

«Abbiamo una tradizione negativa nel passato circa le votazioni. Nel 2006 ci sono stati sottratti molti, molti voti, e la vittoria che era nostra a mezzanotte ci è stata tolta alle 3: abbiamo perso per 24 mila voti. Ci siamo rivolti al Parlamento e ai magistrati per avere il riconteggio delle schede: ci hanno riso in faccia dicendo di non avere personale a sufficienza. Questo si è verificato anche nel 2013, e potrebbe verificarsi ancora con il voto degli italiani all’estero, ma finché non avremo una situazione tecnologicamente avanzata, questi brogli saranno possibili», denuncia Berlusconi».

Secondo Berlusconi, «il governo resterà al Pd, che continua ad avere la maggioranza in Parlamento, e spetterà al Pd decidere se affidarlo a Renzi o a qualcun altro». Governo tecnico? A Berlusconi «non sembra probabile». Ma il prossimo futuro non è di Renzi, se vince il No: secondo il leader degli azzurri, Renzi «dovrebbe togliersi addirittura dalla politica. Lui ha ripetuto più volte di non essere attaccato alla poltrona, di non voler gareggiare nella palude: come si potrebbe pensare ad un primo ministro che dopo tutte queste esternazioni possa rimanere al suo posto? Per me la parola è sacra».
“Se vince il Sì, ha vinto Renzi. Se vince il No, ha vinto Grillo? «A me non interessa assolutamente che venga attribuita alla nostra parte politica la vittoria o parte della vittoria, ma mi interessa il Paese, e cioè che il Pese non cada in una condizione di non democrazia», sostiene Berlusconi. La stabilità viene per Berlusconi dalla legge elettorale che, cambiato il quadro da bipolarismo a tripolarismo, deve essere per forza in senso proporzionale: «Con il tripolarismo ogni polo si trova al 30%, per vincere basterebbe superarlo dell’1-2%. Ma siccome metà degli italiani non va più a votare, significa il 15% degli italiani. E mi sembra assurdo che il 15% degli italiani possa governare contro l’80%».

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