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Morti a Saronno, omertà dei colleghi: “Metodo Cazzaniga noto a tutti, nessuno lo ha fermato”

Oltre alla coppia diabolica composta dall’infermiera Laura Taroni e dall’amante, il medico anestesista Leonardo Cazzaniga, nell’inchiesta di Saronno ci sono finite altre 14 persone. Secondo gli inquirenti si tratta di medici e dirigenti della struttura sanitaria che sapevano del “metodo Cazzaniga” ma che nulla hanno fatto. Un’omertà che sarebbe costata la vita ad almeno cinque persone ma il cui numero sembra crescere di ora in ora.

Qualcuno nell’Ospedale sapeva e non ha parlato. Circostanze che hanno portato a mettere sotto indagine 14 fra medici e dirigenti per ipotesi di reato che vanno dall’omessa denuncia, al favoreggiamento personale, al falso ideologico. Fra gli indagati ci sono il direttore sanitario dell’ospedale e il direttore del reparto operativo del Pronto Soccorso.

Solo un’infermiera ha rotto il muro di gomma – Un muro di silenzio rotto dall’infermiera Clelia Leto il 20 giugno 2014, con una querela alla Procura di Busto Arsizio contro Leonardo Cazzaniga che ha dato il via alle indagini. Nella sua denuncia l’infermiera spiegava che Cazzaniga, definita “persona volgare nell’eloquio ed aggressiva”, “aveva rivolto offese e minacce verbali, non soltanto a lei ma anche a colleghi medici e infermieri”.

Il protocollo Cazzaniga – Riferiva anche di aver assistito personalmente a condotte professionali “allarmanti” dello stesso dottore, riconducibili a quello che lei definiva il “protocollo Cazzaniga”, cioè la deliberata somministrazione di dosi letali di anestetici e sedativi per accelerare la morte di pazienti con gravi patologie arrivati in Pronto Soccorso durante i suoi turni.

I vertici erano stati avvisati – Clelia Leto dopo aver assistito personalmente ad alcuni casi ha correttamente avvisato i suoi superiori, una segnalazione che ha trovato anche riscontro inizialmente, con l’istituzione di una commissione apposita per valutare la congruità dell’operato del medico anestesista.

“Dosi superiori a quelle consigliate” – La commissione però decide che è tutto regolare e non adotta alcun provvedimento, pur scrivendo nella relazione conclusiva che “la peculiarità dell’approccio terapeutico del dottor Cazzaniga (analgesici oppioidi + benzodiazepine + ipnotici) non trova analogo riscontro nei casi analoghi trattati dagli altri medici del Pronto Soccorso… è indubitabile… che le dosi dei farmaci somministrati nei casi selezionati sembrano superare, in modo evidente, i valori indicati nel prospetto esemplificativo contenuto nelle linee guida della SIAARTI (La società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva ndr)”. Ora tutti i membri della Commissione sono indagati.

Il delirio di onnipotenza di Cazzaniga – L’anestesista, in una sorta di delirio di onnipotenza, quasi annunciava le sue intenzioni omicide. Un medico ha affermato di aver sentito personalmente l’anestesista citare il protocollo “in presenza di pazienti agonizzanti o in stato tumorale terminale” e poi dire ad alta voce di un paziente che si trovava in quelle condizioni “con lui applichiamo il protocollo Cazzaniga”.

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