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Usa, Trump chiama alla Difesa il super falco Mattis

232147102-789b3cae-f203-47a8-9467-61bdc66f041a “Mad Dog”, letteralmente “cane pazzo” ma nel linguaggio corrente “cane rabbiso”: un nomignolo non molto rassicurante. E infatti è considerato un super-falco il generale dei Marines in pensione James Mattis, che stasera Donald Trump ha designato come suo prossimo segretario alla Difesa. Mattis, 66 anni, completa i ranghi degli esperti di sicurezza nazionale nominati da Trump, affiancandosi al generale Michael Flynn (National Security Advisor) e al deputato repubblicano Mike Pompeo designato per guidare la Cia.

Per Mattis ci sarà un ostacolo in più da superare, oltre alle audizioni al Senato: lui è in pensione da soli 4 anni mentre la legge prevede che un militare non possa ricoprire incarichi di governo prima di 7 anni dal momento in cui è andato in pensione. Si può fare una legge ad hoc ed un precedente fu fatto nel 1950 col generale Marshall.

Di Mattis si sa che almeno in un caso – molto recente e pubblicizzato – ha avuto un effetto moderatore su Trump, inducendolo a cambiare posizione sulla tortura. Lo ha raccontato lo stesso Trump, ammettendo di avere rinunciato a reintrodurre il “waterboarding” (soffocamento nell’acqua) dopo che Mattis gli aveva assicurato che le tecniche più efficaci per estorcere confessioni o informazioni dai terroristi puntano su metodi soft: “birra e sigarette”.

Ma su tutto il resto, Mattis non è certo un moderato. In particolare si sa che ha pareri opposti a Barack Obama sull’Iran. Il generale ha dichiarato pubblicamente che “mentre tutti concentrano l’attenzione sull’Isis, il massimo pericolo in Medio Oriente rimane l’Iran”. Una posizione che può incoraggiare Trump a cancellare l’accordo sul nucleare, sul quale peraltro il presidente-eletto ha già espresso un giudizio negativo.

Negli ambienti militari anche chi non è d’accordo con lui considera Mattis un generale di altissima qualità, non solo uno stratega ma un uomo di prima linea, più volte impegnato su fronti di combattimento. Ha servito per 44 anni nel corpo dei Marines, tra gli incarichi più recenti ha guidato una task force in Afghanistan proprio all’inizio del conflitto nel 2001, un’altra all’inizio dell’invasione dell’Iraq nel 2003. Nel 2010 fu promosso nello US Central Command (l’equivalente di uno stato maggiore) come responsabile di tutte le forze armate Usa in Medio Oriente.

E’ in quella fase che si distinse come un critico implacabile dei negoziati con l’Iran voluti da Obama.
In un convegno dell’Aspen Security Forum nel 2013, quando gli fu chiesto qual era la sua preoccupazione numero uno, rispose: “Iran, Iran, Iran.” In quanto al soprannome di Mad Dog, gli fu affibbiato dai marines che lui comandava al fronte durante la prima guerra del Golfo, nel 1991.

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