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Referendum, il No stravince e travolge Renzi: “Mi dimetto”

ea23eaae2e9dca0fe5133ead2ca75a88Un trionfo netto, nettissimo, che segna ‘un prima e un dopò nella politica italiana. Il No alla riforma stravince con il 60% delle preferenze e travolge Matteo Renzi e il suo esecutivo: «il mio governo finisce qui, vado via senza rimorsi», annuncia il presidente del Consiglio in una conferenza stampa a Palazzo Chigi dove parla di «sconfitta netta» e afferma che nel giro di una manciata d’ore consegnerà le sue dimissioni irrevocabili al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Di tutt’altro tenore la reazione del fronte del No, unito idealmente da un lungo boato di esultanza. È una notte drammatica per il governo Renzi e per il Pd. Una notte che comincia malissimo con i primi exit poll che non lasciano spazio alle illusioni dando il Sì a percentuali che non superano il 46%. La forbice, con il passare delle ore, si allarga, con il No che supera il 59% e il Sì fermo a poco più del 40%. Dati ai quali va accompagnato quello dell’alta affluenza, che si attesta al 69%. Lega e Forza Italia, già nei minuti successivi alla chiusura dei seggi, chiedono le dimissioni del premier. «È la vittoria del popolo contro i poteri forti di tre quarti del mondo», esulta il leader leghista Matteo Salvini laddove il capogruppo FI Renato Brunetta attacca: «per Renzi è ‘game over’». «Sono commosso e orgoglioso», esulta Alessandro Pace dalla sede dei Comitati del No mentre il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini annuncia, per martedì, la direzione di un partito nel quale oggi la minoranza si prende la sua rivincita: «eravamo nel giusto», sottolinea Roberto Speranza. Poi, poco dopo la mezzanotte – e dopo aver sentito il capo dello Stato – tocca a Renzi assumersi le responsabilità della sconfitta. «È stata una festa in un contesto in cui tanti cittadini si sono avvicinati alla Costituzionale», sottolinea il premier rivendicando l’azione riformatrice del suo governo citando leggi come quella sulle unioni civili o sul ‘dopo di noì e annunciando, allo stesso tempo, la fine del suo esecutivo. «Volevo tagliare poltrone, non ce l’ho fatta. La poltrona che salta è la mia», afferma Renzi ringraziando, con voce rotta dalla commozione, la moglie Agnese e i suoi figli e assicurando che il governo dimissionario si impegnerà comunque per completare l’iter della legge di bilancio e nell’assistenza alle popolazioni terremotate. E, in ogni caso, «l’Italia può contare sulla guida autorevole e salda di Mattarella», sono le parole del premier che poi si rivolge al fronte del No in chiave post-Italicum: «a voi onori e oneri, tocca a voi fare una proposta sulla legge elettorale». Una proposta sulla quale anche il M5S dovrà dire la sua. «Ha vinto la democrazia, addio Renzi», scrive Beppe Grillo dal blog dove annuncia: «Dalla prossima settimana inizieremo a votare online il programma di governo e in seguito la squadra di governo». E netto è il commento del candidato premier ‘in pectorè del M5S, Luigi Di Maio: «l’uomo solo al comando non esiste più». E mentre anche il leader di Ap, Angelino Alfano si congeda con un tweet («abbiamo giocato una bella partita e l’abbiamo persa»), da domani, sarà il Quirinale a fare le sue valutazioni. Con un obiettivo, innanzitutto: far uscire il prima possibile il Paese dal cono d’incertezza in cui stanotte è precipitato.

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