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Attentato ai carabinieri di Bologna, fermato un francese vicino ai gruppi anarchici

Si dilettava a fare il giocoliere ai semafori, a Bologna e in altre città d’Italia, senza dimora fissa e senza telefono cellulare, in continuo movimento e per questo difficilmente controllabile. È un francese di 36 anni, Cedric René Michel Tatoueix, il primo fermato per l’attentato esplosivo di due domeniche fa alla stazione carabinieri di Bologna Corticella, che ha provocato danni ingenti alla struttura e un violento incendio nella sala d’attesa. Solo il pronto intervento dei militari che dormivano all’interno ha scongiurato che il rogo si estendesse a tutto lo stabile. Dalle immagini della videosorveglianza era emerso che l’attentato era stato compiuto da almeno tre persone, riprese mentre posizionano l’ordigno e accendono la miccia: Tatoueix avrebbe partecipato alla preparazione della ‘bombà, un apporto alla fase ‘propedeuticà, lo definiscono gli investigatori. L’uomo, bloccato nella tarda serata di ieri dai Carabinieri del Ros e del Comando provinciale alla stazione di Bologna su un treno Av proveniente da Roma, sul quale viaggiava con l’intenzione di lasciare l’Italia, è ritenuto un personaggio attivo, in contatto con anarchici a livello nazionale, anche appartenenti a diverse ‘frangè, e organico al gruppo responsabile dell’assalto del 27 novembre. Il decreto di fermo – per i reati di ‘attentato con finalità terroristiche o di eversionè e ‘possesso ed esplosione di bombole e/o materie esplodentì – è firmato dal Procuratore Giuseppe Amato e dal pm Antonella Scandellari, che si occupano delle indagini di terrorismo e coordinano il pool di Cc dedicato all’attentato. Tatoueix ha partecipato a varie manifestazioni in tutt’Italia e risulta essere stato denunciato per scontri al Brennero. Intanto proprio la scorsa notte un’altra caserma Cc, in costruzione, è stata presa di mira a Rivarolo, quartiere di Genova. Qualcuno è entrato nella sala dove si trovano i quadri elettrici e ha cosparso con liquido infiammabile il locale prima di appiccare il fuoco. I vigili del fuoco hanno domato subito le fiamme. Sui muri sono state trovate scritte di matrice eversiva: indagano Nucleo investigativo e Ros. La procura di Genova indaga, per il momento, per incendio doloso, ma non si esclude che nei prossimi giorni possa anche essere contestata l’aggravante della finalità terroristica. Gli investigatori valutano anche un possibile collegamento con l’attentato di Bologna. Nel capoluogo emiliano le indagini si sono subito rivolte agli ambienti anarchici, per il tipo di ordigno (due taniche di plastica con benzina e paraffina e una miccia pirotecnica) e per il ‘modus operandì: azione ispirata, secondo gli investigatori, alla campagna di solidarietà in favore dei militanti detenuti lanciata in risposta all’operazione ‘Scripta manent’ della Procura di Torino che si era conclusa in settembre con l’arresto di 7 appartenenti alla Federazione Anarchica Informale con l’accusa di terrorismo. Anche a Bologna, nelle settimane precedenti l’attentato di Corticella, erano comparse scritte di solidarietà agli anarchici e di minaccia verso i magistrati titolari dell’indagine. E due episodi minori di danneggiamento erano stati rivendicati su pubblicazioni di ispirazione anarchica, che poi hanno anche rilanciato messaggi sull’attentato. Ora le indagini proseguono serrate per individuare gli altri autori dell’assalto: si stanno battendo varie piste, tra cui – secondo alcune fonti – quella seguita ad un arresto compiuto la scorsa estate in città dalla Digos nei confronti di un anarchico nigeriano di 20 anni, che in casa aveva prodotti chimici utili a creare un ordigno, se opportunamente miscelati.

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