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Voto in Macedonia, testa a testa e incertezza fino all’ultimo

zoran-zaevTesta a testa ed incertezza fino all’ultimo in Macedonia. I conservatori di Nikola Gruevski venivano dati leggermente in testa dagli ultimi sondaggi, ma alla chiusura delle urne i giochi rimangono ancora molto aperti, e il leader dell’opposizione socialdemocratica Zoran Zaev si dice sicuro di vincere. Alta l’affluenza, il che sembra dimostrare una decisa volontà di cambiamento, ma non ci sono exit poll che diano le prime indicazioni. I macedoni hanno votato oggi in elezioni politiche anticipate, forse le più importanti dall’indipendenza del Paese ex jugoslavo nel 1991. Al voto infatti tutti guardano come a un punto si svolta per porre fine alla lunga crisi politica che da quasi due anni paralizza la Macedonia bloccando il corso di riforme e il cammino sulla strada dell’integrazione europea. Bruxelles segue con interesse lo scrutinio: da un lato Gruevski viene considerato troppo autoritario, ma dall’altro la Macedonia è una delle tappe della cosiddetta rotta balcanica seguita dai profughi di guerra, e la collaborazione di Skopje viene considerata fondamentale. La crisi politica interna è stata generata nel gennaio 2015 dallo scandalo delle intercettazioni denunciato da Zaev che ha accusato l’allora capo del governo conservatore Gruevski di aver posto sotto controllo le conversazioni telefoniche di oltre 20 mila persone – politici, magistrati, diplomatici stranieri, funzionari di polizia, giornalisti, esponenti religiosi. Apertisi alle 7 i seggi si sono chiusi alle 19 e i primi risultati parziali sono attesi in tarda serata. Protagonisti di un lungo e lacerante braccio di ferro, Gruevski e Zaev sono stati gli attori principali anche del voto odierno, anticipato per la quarta volta dopo gli appuntamenti elettorali del 2008, 2011 e 2014. Alle elezioni si è arrivati dopo un accordo raggiunto nel 2015 fra le quattro principali forze politiche del Paese, con la mediazione dell’Ue: il Vmro-Dpmne (conservatore) di Gruevski, dimessosi all’inizio dell’anno come previsto dall’accordo politico, il Partito socialdemocratico (Sdsm) di Zoran Zaev e i due maggiori partiti della minoranza albanese, che costituisce il 25% dei 2 milioni di abitanti del Paese. I sondaggi della vigilia davano in leggero vantaggio il partito di Gruevski, al potere in Macedonia da oltre dieci anni. Ma i socialdemocratici guidati dal leader indiscusso dell’opposizione Zaev hanno dato segnali di grande vitalità e ripresa, con esperti e osservatori che hanno sottolineato una diffusa volontà di svolta e cambiamento da parte di un elettorato stanco di continui giochi politici, promesse non mantenute e di una corruzione dilagante. A dimostralo anche una affluenza alle urne sostenuta, che alle 17 – a due ore dalla chiusura dei seggi – è risultata del 60,38%, sette punti in più rispetto al 2014. Votando al seggio di Strumica, la città sudorientale di cui è sindaco, Zaev si è detto certo della vittoria. «Questo è un giorno storico per la Macedonia e per i suoi cittadini e sono certo che stasera usciremo vincitori», ha detto il leader dell’opposizione. «Queste sono elezioni per la vita e il futuro del Paese, per il progresso, per una Macedonia libera e unita», ha aggiunto Zaev. Le operazioni di voto si sono volte in una atmosfera pacifica e di sostanziale regolarità, ad eccezione di qualche irregolarità non grave registratasi in alcuni seggi. Alcune centinaia di elettori non hanno potuto votare perchè non risultavano iscritti nelle liste elettorali. Al voto erano chiamati quasi 1,8 milioni di elettori, con 1.092 candidati in lizza per i 123 seggi del parlamento di Skopje, tre dei quali spettanti a rappresentanti della diaspora.

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