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Commissione d’inchiesta sugli appalti, ferma in Senato da un anno. Che fine ha fatto?

“Molti importanti provvedimenti sono rimasti bloccati in Senato. Sarebbe grave se dopo essere rimasti in sospeso per mesi e mesi dovessero rimanere ancora fermi, fino alla fine della Legislatura, per un mero calcolo elettorale”. L’appello arriva dal presidente del Senato Pietro Grasso che elenca anche una serie di testi rimasti bloccati anche a causa delle divisioni pre-referendarie. Tra questi l’istituzione di una commissione d’inchiesta sugli appalti.

Il provvedimento, che unifica due disegni di legge, uno del Pd a prima firma del senatore Marco Filippi e uno a prima firma del leghista Johnny Crosio, dopo l’ok della commissione Lavori Pubblici del Senato per l’Aula un anno fa, l’8 ottobre 2015 aspetta di essere discusso in Assemblea.

Depositato dopo le inchieste su mafia capitale, nel testo si sottolinea tra l’altro che “il settore degli appalti pubblici muove circa il sette per cento del PIL nazionale, mentre, secondo le stime della Corte dei conti e dell’Unione europea, la corruzione costa al sistema economico italiano almeno 60 miliardi di euro all’anno.

Il testo, che aspetta, dunque, di essere esaminato in Aula per poi passare all’esame della Camera prevede tra l’altro tra le attività della commissione quella di “svolgere indagini atte a fare luce sulle attività illecite connesse al sistema degli appalti, sulle organizzazioni in esse coinvolte o ad esse comunque collegate, sui loro assetti societari e sul ruolo svolto dalla criminalità organizzata”. La Commissione riferisce alle Camere annualmente con singole relazioni o con relazioni generali e ogniqualvolta ne ravvisi la necessità.

La Commissione procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria. Non può adottare provvedimenti attinenti alla libertà e alla segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione nonché alla libertà personale, fatto salvo l’accompagnamento coattivo di cui all’articolo 133 del codice di procedura penale.

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