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Gli aggressori hanno lasciato la ragazza cinese agonizzante, poteva essere salvata

2148131_picmonkey_collagezhang_jpg_pagespeed_ce_fplho4x0dwDue si sono costituiti dopo un’incerta latitanza. Il terzo, il più spietato, sarebbe fuggito in Germania e potrebbe aver portato con sé un segreto inconfessabile. I tre rom che lo scorso 5 dicembre hanno rubato la borsetta a Yao Zhang, la studentessa cinese ventenne travolta da un treno in corsa mentre cercava di inseguire i rapinatori, hanno un nome e un volto. Uno di loro è giovanissimo: ha solo 16 anni. E’ stato il primo a consegnarsi alla polizia. Ora è indagato per furto con strappo. Un suo connazionale, Gianfranco Ramovic, è stato invece sottoposto a fermo indiziario per lo stesso reato. Gli agenti della Squadra Mobile, diretti da Luigi Silipo, hanno interrogato entrambi per ore.
Nella tarda notte dell’altro ieri, per Ramovic sono scattate le manette su disposizione del pm Giovanni Battista Bertolini. Ora, il gip dovrà decidere se convalidare la misura. Gli inquirenti stanno dando la caccia al terzo uomo, Serive Sevrovic. Durante i blitz e gli interrogatori informali, avvenuti nel campo di via Salviati, qualcuno ha raccontato che Serive si sarebbe vantato di aver visto la vittima agonizzante e di averla coperta con immondizia e sterpaglie per evitare che il cadavere venisse trovato. Una rivelazione agghiacciante, se fosse vera. Per il momento, si tratta solo di voci da campo nomadi, mai verbalizzate agli atti dell’inchiesta. Starà agli inquirenti fare chiarezza.
E’ la tarda mattinata di venerdì quando una volante attende all’ingresso del campo nomadi di via Salviati. «Sono uno di quelli che state cercando. Ero con il ragazzo che ha rubato la borsetta della cinese, lei ci ha seguiti», dice un giovane accompagnato dal padre. Ha 16 anni, i residenti nell’insediamento lo hanno convinto a costituirsi. Gli agenti lo portano in Questura. Dopo poche ore, lo raggiunge un ventenne, suo connazionale. Si chiama Gianfranco Ramovic. Si era rifugiato a Tivoli dalla fidanzata. Il padre l’ha spinto a consegnarsi alle forze dell’ordine. «Non ci siamo accorti che la cinese ci stesse seguendo – hanno raccontato entrambi – dopo un po’ l’abbiamo persa di vista. Abbiamo saputo che era morta dai giornali e dalle televisioni, allora ci siamo spaventati e siamo andati via dal campo». Dopo un interrogatorio estenuante, il pm dispone il fermo per furto con strappo nei confronti di Ramovic. Ad aggravare la sua posizione, una sfilza di precedenti per reati contro il patrimonio. Il minorenne, invece, è incensurato e viene solo denunciato. L’inchiesta, però, non è finita. Un terzo uomo manca ancora all’appello. Ha 21 anni, chi lo conosce dice che è fuggito in Germania.

Si chiama Serive Sevrovic, ha la fama da duro. Un tatuaggio vistoso lo rende inconfondibile: sulla mano destra, porta una rosa nera sovrastata da diamanti. «E’ stato lui a rubare la borsetta alla cinese, ha cominciato a correre e noi lo abbiamo imitato», ha continuato il minore, che ha ripetuto agli inquirenti la stessa versione decine di volte. Gli indagati hanno aggiunto altri dettagli: hanno detto che Serive porta con sé un cappello rubato alla vittima e che vale più di mille euro. La borsetta non è stata trovata. «Certo, perché Serive l’ha bruciata, ha fatto la stessa cosa con il cappotto della ragazza, l’ha pure vista quando era ancora viva e non l’ha aiutata», raccontano fonti interne al campo di via Salviati. I fatti risalgono alle 12,40 di due settimane fa. Yao, arrivata a Roma in marzo per iscriversi all’Accademia delle Belle Arti, esce dal centro immigrazione di via Patini. Ha appena ritirato il permesso di soggiorno.

Telefona a un’amica, mentre si dirige alla fermata dell’autobus. La giovane attira gli sguardi di tre malviventi che la derubano. «Mi hanno rapinata», urla al telefono. Non si dà per vinta: insegue i ladri lungo via Sansoni, gli sta dietro fino ai binari. Poi, si ferma. Telefona a un’altra amica. Durante la chiamata, viene travolta da un treno in transito. Il macchinista è stato indagato per omicidio colposo.

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