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Mps: giovedì si chiude aumento. Tesoro pronto a aderire

MPS: INDAGINI SU REPERIMENTO FONDI PER ACQUISTO ANTONVENETA
Il cda di Banca Mps si riunirà, secondo quanto si apprende, già domani a Milano, per seguire l’avvio della conversione dei bond subordinati e dell’aumento di capitale. Un ulteriore riunione del Consiglio è già in calendario per venerdì a Siena.

L’aumento di capitale di Mps si aprirà lunedì 19 e si chiuderà giovedì 22 dicembre alle 14. E’ quanto si legge nel prospetto pubblicato dalla banca. Per l’offerta pubblica, dedicata per il 30% agli azionisti e per il 5% al pubblico indistinto, il termine è mercoledì 21 alle 14, mentre ci saranno 24 ore in più per il collocamento istituzionale (per il 65% dell’offerta globale). Per il pubblico indistinto si adotteranno i “parametri più cautelativi (più bassi)” Mifid per la valutazione di adeguatezza, che sarà “bloccante” per chi avrà esito negativo.

Anche la conversione dei bond subordinati si chiuderà mercoledì. L’operazione è rivolta soprattutto ai 40 mila piccoli risparmiatori in possesso di subordinati per 2 miliardi. L’offerta, però, riguarda anche i titoli Fresh emessi nel 2008 per l’acquisizione di Antonveneta e in possesso ad alcuni fondi ‘capitanati’ da Attestor. La loro adesione è ormai data per fatta. Questo frutterà a Mps circa 200 milioni di euro. Più che l’esito della conversione, però, determinante sarà la risposta degli investitori all’aumento di capitale, riservato per il 65% agli istituzionali e per la restante parte ai risparmiatori.

Da lunedì un pool di banche di affari – guidato da Jp Morgan e Mediobanca – comincerà a sondare soci e investitori per capire quale sia la loro disponibilità a investire in Mps e, nel caso, quanto siano disposti a pagare le singole azioni. La banca senese ha previsto un range compreso fra un euro e 24,9 euro: a determinare il prezzo finale sarà il riscontro del mercato, anche se gli addetti ai lavori pronosticano che la cifra non si discosterà troppo da quella più bassa. Fra l’altro, anche il fondo sovrano del Qatar dovrà sciogliere la riserva sulla sua disponibilità a investire un miliardo. Già mercoledì o giovedì, quindi, in vertici di Mps conosceranno gli umori del mercato e capiranno se l’operazione andrà a buon fine o meno. Se l’a.d Marco Morelli si renderà conto che non c’è nulla da fare, allora per salvare Mps sarà necessario l’intervento dello Stato. Le opzioni sul tavolo sono diverse. Se la cifra raccolta da Rocca Salimbeni si avvicinasse comunque ai 5 miliardi, lo Stato potrebbe limitarsi a partecipare all’aumento di capitale, investendo 200 milioni di euro per confermare la sua attuale quota, che è circa del 4%. Se ne servissero di più, allora potrebbe provare a far lievitare la sua quota, restando sempre socio di minoranza, ma investendo fino a 700 milioni. In quel caso, però, dovrebbe trattare con l’Ue – contatti in tal senso sono già in corso – per capire se questo tipo di intervento sia considerato un aiuto di Stato.

Se l’operazione di mercato si rivelerà un flop, invece, il Governo dovrà intervenire con un decreto. A quel punto ne farebbero le spese gli azionisti e i possessori di bond subordinati, anche se il Tesoro sta cercando una strada per ‘salvaguardare’ i piccoli risparmiatori. E anche la banca verrebbe sottoposta alle rigide limitazioni previste da Bruxelles. Si aprirebbe infatti una lunga trattativa fra Governo e Ue per un piano di ristrutturazione dell’istituto. Le norme prevedono, fra l’altro, la riduzione sia dell’attivo, cioè dei prestiti, sia dei titoli di Stato, oltre allo stop al pagamento di dividendi e degli interessi sui subordinati.

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