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Viva il “Mattarellum-bis”. Ma non potevano pensarci prima?

Ci siamo fatti il sangue amaro per mesi, abbiamo assistito ad epici confronti politici,ci siamo rovinati con le nostre mani aumentando la precarietà del Paese per arrivare alla conclusione che una soluzione c’era e che bene o male poteva trovare un sostanziale e sostanzioso consenso. Oggi Renzi riparte dal Pd e ripropone come sistema elettorale il Mattarellum. Perché non lo ha fatto prima? Ha incassato nel giro di poche ore il consenso di Salvini, uno che non si sbottona facilmente.
: “E’ una legge che garantisce stabilità, si approva in quindici giorni e si va a votare”. C’è il no di Berlusconi, e qualche fine analista politico vicino a Piazza del Nazareno sospetta che la mossa dell’ex premier in assemblea nazionale del Pd non sarebbe che un modo per “snidare” il leader azzurro e trattare con lui la riforma elettorale. Ipotesi da non scartare a priori: Berlusconi non vuole il Mattarellum anche perché la composizione delle liste difficilmente gli consentirebbe di soddisfare i vari appetiti delle correnti forziste, ma sarebbe disposto ad una via di mezzo. L’ipotesi sulla quale si sta lavorando, e che troverebbe probabilmente anche il via libera della galassia a sinistra del Pd, è quella di un Mattarellum “corretto” e “rivisto” in cui la quota di proporzionale salirebbe dall’attuale 25% di seggi al 50% con, probabilmente, un piccolo premio di maggioranza per la Camera (il Senato invece viene eletto su base regionale, sia per la parte uninominale sia per quella proporzionale). Alchimie politiche certo, ma c’è chi vive di questo e qualche volta ci azzecca. Il paese sta a guardare, non ne trae sicura stabilità, ma se il mondo politico trova un equilibrio è possibile che di riflesso anche gli italiani finiscano per stare meglio. E c’è dell’altro, sempre secondo fonti vicine al Pd “ragionevole”. Per accontentare Alfano, Verdini e le frattaglie centriste la soglia di sbarramento per la parte proporzionale potrebbe essere molto bassa (2-3%) o addirittura non prevista. A queste condizioni Berlusconi entrerebbe in partita. Quel 50% di quota proporzionale consentirebbe di soddisfare le diverse anime di quel che resta del partito e nel contempo non garantirebbe a chicchessia la certezza di avere una maggioranza dopo il voto in Parlamento e quindi consentirebbe all’ex Cav di tenersi aperte due strade: sia l’intesa con Salvini e Meloni sia una trattativa post-urne con il Pd. Rovesciando l’ottica del discorso la soluzione finirebbe ben rendere più difficile al Movimento 5 Stelle di arrivare da solo ad avere la maggioranza assoluta in entrambi i rami del Parlamento. Ciò che tutti gli avversari di Grillo temono di più

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