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SCHEDA/ Commercio, turismo, poche colf, ecco il voucher people

Circa 121 milioni di voucher venduti nei primi 10 mesi del 2016 con un aumento del 32% rispetto allo stesso periodo del 2015 e circa un milione e mezzo di persone coinvolte, soprattutto nel commercio, turismo e servizi: sono questi i numeri sull’utilizzo dei buoni lavoro che potrebbero modificarsi a breve sia per le norme sulla tracciabilità dei buoni lavoro già in vigore dal 7 ottobre sia per le modifiche che potrebbero arrivare dal Governo se la Corte Costituzionale dovesse il prossimo 11 gennaio giudicare ammissibile il referendum abrogativo proposto dalla Cgil. Dal 2008, anno dell’introduzione dei voucher con una sperimentazione nel settore agricolo, a ottobre 2016 sono stati venduti quasi quattrocento milioni di buoni. I buoni lavoro sono ora utilizzabili in tutti i settori di attività e per tutte le categorie di prestatori, compresi i pensionati, gli studenti, i cassaintegrati, i percettori di Aspi e coloro che hanno un contratto part time. Sono aumentati rapidamente sia i voucher venduti (erano 2,7 milioni nel 2009, 69 milioni nel 2014, 115 nel 2015 e 121 nei primi 10 mesi del 2016) sia i lavoratori coinvolti (un milione nel 2014, quasi 1,4 milioni nel 2015) ma non il numero medio dei voucher riscossi per ogni lavoratore che si è attestato negli anni su un numero di poco superiore a 60 (meno di 500 euro netti l’anno dato che il buono è di 10 euro lordi l’ora, pari a 7,50 netti). Sembra quindi poco utile l’abbassamento del tetto di 7.000 euro annui per i percettori di voucher dato che questo limite è sfiorato da pochissimi lavoratori. Resta alta l’età media dei lavoratori che li ricevono (anche se in discesa) con 35,9 anni nel 2015 mentre tra i settori è ormai residuale l’attività agricola (6,3% del totale) e i lavori domestici (3,3%), altra area per la quale si era immaginato lo sviluppo dei i buoni. L’attività per la quale è stato complessivamente acquistato il maggior numero di voucher è il commercio (16,8% medio tra il 2008 e il 2016, 13,96% nel primo semestre 2016) seguito da turismo (13,9% sempre nell’intero periodo, 14,7% nel primo semestre 2016) mentre cresce la quota dell’area definita «altre attività» (36,7% nel periodo 2008-2016, oltre 47% nel primo semestre del 2016) a conferma del fatto che il fenomeno si è radicato anche nelle aree non tradizionali. In questo ultimo comparto sono incluse gli altri settori produttivi (oltre i lavori domestici, l’attività agricola, le manifestazioni sportive, il giardinaggio e i servizi) e la consegna porta a porta. Il Nord è l’area con il maggiore utilizzo del buoni (66,3%, quasi due terzi del totale tra il 2008 e il primo semestre 2016) mentre il Centro si attesta sul 17,7%, il Sud sul 10,7% e le Isole sul 5,3%. Nella distribuzione dei voucher ai committenti (imprenditori, professionisti, famiglie, committenti pubblici, enti senza fine di lucro) prevalgono i tabaccai (nel primo semestre 2016 56,9 milioni su 70 milioni venduti) seguiti dalla procedura telematica (7,2 milioni). Da ottobre è entrata in vigore la norma sulla tracciabilità dei buoni con l’obbligo per gli imprenditori non agricoli e i professionisti (ma non per le famiglie) di dare comunicazione con sms o posta elettronica all’ispettorato del lavoro dell’utilizzo del lavoratore almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione pena il pagamento di una sanzione che va tra i 400 e i 2.400 euro per ogni lavoratore per il quale non è stata data comunicazione. Una modifica che non basta per una parte della maggioranza (e per il sindacato) che chiede anche di limitare i settori economici di utilizzo dei buoni.

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