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Berlino avvertì Roma sette mesi fa: “Amri è pericoloso, va fermato”

1482486783-lapresse-20161221212022-21668118I servizi tedeschi cercavano Anis Amri, il tunisino che il 19 dicembre si è lanciato con un tir contro il mercatino di Natale diBerlino ammazzando dodici persone, da almeno sette mesi. Secondo quanto rivelato dalla Wdr, lo scorso 10 maggio “la polizia criminale del Nordreno-Vestfalia classifica Anis Amri come individuo pericoloso”. La comunicazione, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, viene diramata anche all’Italia. Se Amri dovesse essere fermato in un semplice controllo stradale o identificato durante un’attività di indagine, alle nostre forze dell’ordine è chiesto di trattenerlo e segnalarlo alle autorità tedesche.

Amri, però, era un fantasma. Si è sempre mosso nell’ombra. Ed è rispuntato solo una settimana fa, quando alla guida di un tir ha falciato persone innocenti che passeggiano tra le bancarelle del mercatino di Natale. Adesso la Digos di Milano e il Bka, la polizia federale tedesca, sono al lavoro per colmare i buchi degli oltre sette mesi in un cui Amri è stato ricercato dai servizi di intelligence della Germania. Qualcosa, di sicuro, non ha funzionato. Resta da capire dove, come e quando. Per questo diventa fondamentale capire se il jihadista tunisino operasse all’interno di una cellula e se questa cellula avesse ramificazioni anche in Italia. Questo secondo punto servirebbe a spiegare la presenza di Amri a Sesto San Giovanni.

Studiando il contenuto del cellulare di Amri, il Bka sta cercando legami con un’altra indagine che lo scorso novembre ha portato in carcere cinque affiliati dello Stato islamico che facevano riferimento all’imam Abu Walaa. Tra gli questi, come ilGiornale.it aveva già avuto modo di rivelare nei giorni scorsi, c’è anche Boban Simeonovic. Il 36enne serbo ha indottrinato Amri quando i due condividevano un appartamento. È stato lui a spingerlo a fare il jihad, preparandolo fisicamente con lunghi trekking, e a progettare di andare in Siria passando per una moschea di Hildelsheim. Amri non è mai partito per andare a combattere al fianco dei tagliagole, ma ha iniziato a progettare l’attacco a Berlino.

Una parte della cellula di Abu Walaa è ancora attiva. Si parla di una quindicina di estremisti. Ma la struttura dell’Isis è abituata a tagliare qualsiasi contatto con chi intraprende un’azione kamikaze. La presenza di Amri in Italia, insomma, fa presupporre che il tunisino cercasse altri contatti. Contatti che vivono nel Milanese e che, probabilmente, si è costruito quando si trovava nel centro di prima accoglienza in Sicilia o nelle nostre carceri

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