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Gentiloni dribbla Verdini e conferma i sottosegretari

gentiloni_verdiniLa premura che Denis Verdini ha esercitato fino alla fine per avere una maggiore rappresentanza al governo, dopo non aver ottenuto alcun ministro, non ha avuto effetto. Domani Paolo Gentiloni confermerà, con il giuramento previsto in serata a Palazzo Chigi, tutti i viceministri e sottosegretari del governo Renzi, escluso Enrico Zanetti che oggi si è chiamato fuori, in una continuità di azione politica legata anche ad un orizzonte limitato dell’esecutivo. Una continuità che non è piaciuta ai verdiniani e ad Sc che avevano chiesto una più forte presenza nella compagine. I gruppi Ala-Sc avevano chiesto un chiarimento al presidente del Consiglio «per tenere fede all’impegno assunto con il Capo dello Stato, durante le consultazioni, circa la nostra disponibilità a sostenere un governo in questa difficilissima fase di transizione. Abbiamo atteso pazientemente in queste settimane, ma nessun chiarimento politico è arrivato. È arrivata invece la proposta di confermare la squadra dei sottosegretari e dei viceminsitri, di cui faccio parte», spiega Zanetti che, sulla sua rinuncia al ruolo di viceministro dell’Economia sottolinea: «all’antipolitica delle conferme in blocco a prescindere, dei governi fotocopia dove l’unico che ha il coraggio di fare un passo indietro è Matteo Renzi, preferiamo la politica». Tra Natale e Capodanno, il premier, che domani illustrerà le linee del suo governo nella conferenza stampa di fine anno, mantenendo il punto sul decreto per Mps, ha deciso di definire tutta la squadra e le deleghe rimaste ancora in sospeso. La delega ai Servizi, a quanto si apprende, resterà a Gentiloni stesso così come il ministro dello Sport Luca Lotti conserverà quella del Cipe. Nessun cambiamento anche nei ruoli di sottogoverno: l’unico cambio potrebbe sarebbe quello del sottosegretario alla Scuola Davide Faraone che passerebbe al nuovo ministero della Coesione ma l’orientamento è di non cominciare il gioco delle caselle. È una scelta politica, invece, quella di non potenziare la presenza dei verdiniani. Neanche Valentina Vezzali in quota Sc dovrebbe andare come sottosegretario al ministero dello Sport. Gentiloni, a quanto si apprende, in accordo con Matteo Renzi, avrebbe deciso di sfidare gli ultimatum di Denis Verdini sul Senato e di andare avanti con i numeri della maggioranza originaria. Anche perchè, spiegano fonti di maggioranza, Forza Italia ha già dimostrato sul decreto salva-risparmio di essere pronta a dare un sostegno al governo sui provvedimenti considerati di interesse strategico per l’Italia. È chiaro che l’esclusione dei verdiniani dal governo rende meno forte l’esecutivo ma questo potrebbe non essere un danno, si ragiona tra i dem, per tenersi le mani libere nel momento in cui si decidesse di staccare la spina alla legislatura. Dopo il via libera al decreto Mille-proroghe, Gentiloni si presenterà alla stampa per la tradizionale conferenza di fine anno. Nel suo stile asciutto e essenziale, traccerà le linee guida di un governo «di responsabilità» al servizio del paese sulle principali emergenze dal terremoto al rilancio del sud fino all’occupazione. «Buone notizie su crescita, contratti stabili, riduzione sofferenze bancarie Possiamo fare di più. Fiducia negli italiani e impegno su lavoro», prova oggi ad infondere ottimismo il premier commentando i dati Istat, in uno dei non frequenti tweet da quando è al governo. L’ex ministro degli Esteri affronterà anche i principali nodi che il governo si è trovato ad affrontare da subito: le banche e il Jobs act. Sul fondo da 20 miliardi e sul decreto che ha salvato Mps, a quanto si apprende, Gentiloni difenderà l’azione del governo, dicendosi pronto a far valere le ragioni dell’Italia verso l’Ue, verso la Bce e anche verso Berlino. Ritocchi, miglioramenti ma nessuno stravolgimento, a prescindere dalla decisione della Consulta sul referendum, è invece la linea che l’esecutivo dovrebbe tenere, nel nuovo anno, rispetto al Jobs act e ai sempre più contestati voucher.

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