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Volontari italiani per l’esercito tedesco

La Bundeswehr vuole estendere in tutta l’Unione Europea il reclutamento delle sue truppe perché al riarmo tedesco manca la materia prima : i soldati.

di Enzo Piergianni

BERLINO – Un posto nelle caserme della Bundeswehr, anziché nelle acciaierie della Ruhr o negli stabilimenti della Volkswagen : sta per aprirsi un nuovo sbocco per l’emigrazione italiana in Germania. La ministra della Difesa Ursula Van der Layen, 58 anni, omologa di Roberta Pinotti, ha in progetto di estendere oltre i confini nazionali, in tutta l’area dell’Unione Europea, il reclutamento della Bundeswehr, le forze armate tedesche. L’idea nasce dall’esigenza di colmare i vuoti negli organici militari. Il piano è rivoluzionario, perché la cittadinanza tedesca è il requisito primario per la carriera militare. Tuttavia, Van der Leyen non vede grandi difficoltà, dal momento che per abrogare il principio della cittadinanza sarebbe sufficiente una semplice modifica della legge sul servizio militare, senza dovere mettere mano alla Costituzione. Il ritocco legislativo comprenderebbe anche l’abolizione del titolo di studio minimo del diploma di scuola dell’obbligo, in modo da ampliare ulteriormente il raggio di arruolamento. Tutto questo perché al riarmo tedesco manca la materia prima, cioè le braccia, i soldati.

Dopo la riunificazione della Germania attraverso l’assorbimento della Repubblica Democratica tedesca, gli effettivi della Bundeswehr sono scesi dai 585.000 del 1990 agli attuali 167.940. E’ stata una smobilitazione di massa, accompagnata dallo scioglimento dell’apparato militare della RDT e successivamente dall’abolizione della leva obbligatoria nel paese riunificato. I risparmi nella spesa militare hanno propiziato gli investimenti nel settore civile per l’ammodernamento economico e la ristrutturazione politica della Germania orientale. E’ stata la cancelliera Angela Merkel che ha deciso una radicale inversione di marcia. Dalla strategia del dialogo e della cooperazione, che dopo la caduta del muro di Berlino aveva ispirato i suoi predecessori Helmut Kohl e Gerhard Schröder, si è passati alla linea del confronto. La Russia è tornata ad apparire un potenziale pericolo, sottovalutando il fatto che Kohl e il suo ministro degli Esteri Hans-Dietrich Genscher, in cambio della riunificazione nazionale, avevano promesso al Cremlino che la Germania non avrebbe mai favorito una avanzata della NATO oltre la storica “cortina di ferro”.

Col risultato che, al giorno d’oggi, dopo la crisi in Ucraina e in Crimea, la Bundeswehr si sta preparando a contribuire con un battaglione di 1.200 soldati al presidio della Lituania, quasi alla frontiera con la Federazione Russa. Non è facile allestire questo contingente con una buona parte delle forze operative impegnate sul terreno con 3.300 uomini in costante rotazione nelle missioni all’estero (Afghanistan, Corno d’Africa, Libano, Mali, Kossovo). Intanto, la ministra Van der Layen ha ottenuto in Parlamento l’aumento progressivo del bilancio della Difesa dagli attuali 34,3 miliardi di euro ai 39,2 miliardi nel 2020. Mancano però ancora 60 miliardi per raggiungere il limite annuo del 2% del Pil auspicato dalla NATO. L’ultimo sondaggio indica che la decisione ministeriale incontra l’approvazione dei tedeschi (51 per cento favorevoli contro il 19 per cento nello stesso sondaggio del 2013).

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