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DIETRO I FATTI/ Purchè Bebe Vio non diventi un alibi

eda0362f8e1efd0e8075220556ff645cBeatrice Vio, un mito, un personaggio gigantesco di livello mondiale. Il suo volto sorridente, la sua storia hanno conquistato il mondo, dalle Paralimpiadi al clanoroso selfie con Obama alla Casa Bianca- In poche parole una star. Per una ragazzina di vent’anni, nata e cresciuta nell’entroterra veneziano da una storica, solida famiglia di imprenditori lagunari questo successo planetario ha una seria motivazione, quella che Famiglia Cristiana, indicandola come l’italiana dell’anno fotografa con fredda lucidità: Bebe ha scardinato “qualunque idea preconcetta sulla disabilità”. Giustissimo. La storia del personaggio Bebe ha dell’incredibile: pratica scherma fin dall’età di cinque anni e mezzo. A fine 2008 all’età di 11 anni viene colpita da una meningite fulminante che le causa un’estesa infezione, con annessa necrosi ad avambracci e gambe di cui si rende necessaria l’amputazione. Sfidiamo chiunque a reagire positivamente ad uno choc del genere. Una ragazzina si trova improvvisamente priva degli arti, con una vita tutta in salita davanti. Dimessa dopo tre mesi e mezzo di degenza ospedaliera Bebe torna a scuola, si sottopone a riabilitazione motoria e fisioterapia presso il centro protesi di Budrio (BO) e circa un anno dopo l’insorgenza della malattia riprende l’attività sportiva, anche agonistica, come schermitrice grazie a una particolare protesi progettata per sostenere il fioretto. Un piccolo miracolo, una volontà che ha dell’incredibile. Gli anni successivi sono una cavalcata trionfale. Sbaraglia qualsiasi tipo di avversario, vince sempre e comunque, fino all’oro olimpico di quest’anno. Ciò che colpisce e spaventa di lei è la feroce determinazione assieme alla consapevolezza per quanto possibile serena della propria situazione di disabilità. E’ disarmante nel parlarne, nell’accettarla, nel gestirla. Trasmette un messaggio potentissimo, positivo. Ce la si può fare, si vergogni chi si abbatte e si piange addosso. Bebe è divenuta testimonial in molti programmi televisivi per diffondere la conoscenza della scherma su sedia a rotelle e dello sport paralimpico in generale e per rilanciare la sua battaglia (vinta) contro la disabilità. Nel 2009 la famiglia di Beatrice Vio ha fondato art4sport, ONLUS di sostegno all’integrazione sociale tramite la pratica sportiva di quei bambini che abbiano subìto amputazioni. E’gettonatissima, ovunque, la sua immagine ha commosso il mondo e lei ricambia offrendosi con generosità ad ogni tipo di vetrina. Politica, sociale, sportiva. E’ giovane, entusiasta, realizzata. Ha il mondo ai suoi piedi. E’ un simbolo. Ma la vita comune è lontanissima dall’esperienza di Bebe Vio e dalla sua incredibile famiglia, che ora vive e lavora per lei a tempo pieno, gestendo un fittissimo carnet di impegni. La vita comune di chi convive con la vecchia idea preconcetta di disabilità, appunto, e che vive il personaggio Bebe come un modello irraggiungibile. E’ cambiato l’approccio alla disabilità in Italia, è cambiato sul serio, al di là dell’enfasi, della retorica di tutti quei personaggi pubblici, potenti, che si sono portati la campionessa paralimpica in giro per il mondo. Il rapporto dell’Italia con la disabilità è quello che il personaggio Bebe Vio può far immaginare? Certo che no. Disabilità significa dolore, sofferenza, frustrazione, umiliazione, isolamento. Ci sono le leggi, certo, ma non c’è consapevolezza, non c’è umanità, logica, raziocinio nella loro applicazione. Il mondo dell’handicap è tutto diverso da quello dorato di Bebe Vio. Ci sono centri di eccellenza per la riabilitazione, per la protesica, ci sono attrezzature, strumenti sofisticatissimi che consentono ai disabili (fisici) di tutti i tipo prestazioni incredibili. Ma tutto questo costa, pochi possono permettersi un percorso simile a quello della schermitrice veneziana. E poi va detto e ricordato che ci sono tipo diversi di disabilità. Bebe ha intelligenza, cuore, cervello, volontà. I disabili non sono solo fisici, ci sono mille espressioni di disabilità psichica e psico-fisica. Altre dinamiche, altri problemi, ma il quadrante clinico e sociale è lo stesso. Per una Bebe Vio che ce la fa, che ha gli strumenti fisici, psicologici, familiari per farcela, ci sono altre decine di migliaia di soggetti che arrancano senza speranza. Celebriamo Bebe, ma non lasciamo che oscuri gli altri, non lasciamo che diventi un alibi per non fare quello che va fatto

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