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Inquinamento da Pfas, parte nel Veneto il controllo sulla popolazione esposta: 85mila c ittadini×

online-news-pfas-aree-contaminazione-plumeQuando nel 2013 in seguito ad uno studio realizzato da Irsa-Cnr, la Regione Veneto apprese dell’inquinamento del sistema idrico da PFAS, sostanze Perfluoro Aldiliche, provvide ad individuarne prontamente le fonti e mettere in sicurezza le acque di rete grazie all’utilizzo di speciali filtri ai carboni attivi in grado di abbassarne il livello di inquinamento. Provvedeva quindi alla immediata individuazione di tutte le aree coinvolte attraverso una vasta serie di indagini, a causa di una forte criticità registrata nei bacini Fratta, Gorzone e Bacchiglione, maggiormente interessati dal fenomeno. Emerse allora la reale dimensione del fenomeno: con monitoraggi sulle acque sia di rete che di pozzo su 53 comuni, ben 31 di essi appartenenti a quattro province venete, vennero registrati valori oltre la soglia, dove circa 60 mila abitanti potevano essere potenzialmente esposti. Messi in sicurezza gli acquedotti del territorio, la Giunta Regionale, in considerazione della vastità dell’area del Veneto coinvolta, predisponeva una vasta azione sanitaria atta a verificare gli eventuali danni alle persone e all’ambiente attraverso:”Un piano di Sorveglianza sulla Popolazione Esposta alle sostanze Perfluoroalchiliche” e “Un Piano di campionamento per il monitoraggio degli alimenti in relazione alla contaminazione di sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) in alcuni ambiti della Regione del Veneto”. Con quest’anno 2017 si è dato quindi inizio al piano di sorveglianza sulla popolazione esposta; interesserà circa 85 mila persone tra i 14 ed i 65 anni di età, iniziando dai quattordicenni, dai più giovani perché alte concentrazioni di PFAS potrebbero maggiormente esporli ad alterazioni metaboliche. Si considera inoltre che fattori quali fumo, alcool, sovrappeso e sedentarietà possano presentare un maggiore rischio nell’incorrere in una serie di malattie. Un ulteriore fattore di rischio può essere associato a modifiche del metabolismo e quindi a malattie croniche. E’ giusto ricordare che per le donne in gravidanza, per i neonati e per i lavoratori dell’azienda produttrice di queste sostanze, peraltro già individuata, è stato avviato un piano di sorveglianza ad hoc. Così l’Assessore alla Sanità, Luca Coletto, ha avuto modo di dichiarare recentemente:”Tralasciando gli aspetti giuridici della vicenda, nella quale la Regione è evidentemente vittima, così come i cittadini coinvolti, si tratta ora di monitorare la salute delle persone e dei prodotti agricoli. Anche su questo aspetto si sono succedute le ricette più svariate; noi abbiamo scelto la strada del rigore scientifico, lavorando fianco a fianco con l’Istituto Superiore di Sanità. Le prime lettere di convocazione per entrare nello screening che è su base rigorosamente volontaria, sono già partite e riguardano i ragazzi di 14 anni. Tutte le prestazioni saranno esenti da ticket, così come le eventuali cure che dovessero emergere come sanitarie”. Di fronte ad un fenomeno di questa gravità il Presidente la Regione Veneto, Luca Zaia, ha fatto sentire la sua voce, ha voluto sottolineare che sin da quando emerse il problema la preoccupazione fu innanzi tutto quella di mettere in sicurezza gli acquedotti, operazione portata a termine in pochissimi giorni; ha quindi dichiarato:”Ora si va più in fondo a verificare se e quanto male hanno fatto queste sostanze all’ambiente complessivo e alle persone; per smaltire queste sostanze nocive che, come si è visto, si legano alle proteine e vengono smaltite dal corpo umano nel giro di 5 anni, quali cure e attenzione sono necessarie. Continueremo, ha proseguito il Governatore, la più stretta collaborazione con le Procure, mettendo a disposizione della magistratura gli esiti dei monitoraggi nell’ottica di accertare le responsabilità e i danni provocati”. Per l’occasione la Giunta ha predisposto un ulteriore finanziamento specifico di 400 mila euro; si stima quindi che per il primo anno di attività del monitoraggio saranno necessari all’incirca 3 milioni di euro. Gian. Schiaffino

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