| categoria: Roma e Lazio

L’INTERVENTO/ Un Campidoglio di equivoci

Messi in fila i problemi urgenti, le emergenze, i debiti metterebbero in scacco qualsiasi amministrazione che non fosse sorretta, e con forza, dal governo centrale. Ma a Roma si vive in uno strano limbo, dove la politica segue percorsi strani e perversi. La Giunta Raggi è alle strette, super-commissariata, con il sindaco gravato dell’ipoteca di un av viso di garanzia. Ma secondo i rumors, le voci che si rincorrono c’è chi pensa ad altro, agli affari, per parlar chiaro, e cerca il varco per tornare a prendere il controllo della situazione. Se salta Virginia cosa succede? E lo stadio della Roma? E la fronda grillina?

di Giovanni Tagliapietra

E’ un gioco perverso degli equivoci che tiene tutti con il fiato sospeso. Cosa succede dentro e attorno al Campidoglio? Quanto c’è di vero in tutte le voci che si rincorrono, chi le mette in circolo e perché, chi tutela veramente le istituzioni e i cittadini? La “sicura” convocazione in Procura del sindaco Raggi nei prossimi giorni, la storia delle cimici, i colloqui sul tetto del Campidoglio, il giallo delle mail all’interno del cerchio magico e quello delle intercettazioni e degli omissis, vero o falso? Le dichiarazioni fuori controllo dei diversi protagonisti della soap opera che va in onda da settimane, da mesi, attorno all’aula Giulio Cesare: tutto questo nasconde qualcosa, un terribile segreto, o è tutta una montatura mediatica da leggere in un’ottica di cattiva politica nazionale? Interrogativi inquietanti e senza risposte, il quadro generale si sfarina, la situazione è ampiamente fuori controllo. Ma ci sono di mezzo i romani, c’è la capitale d’Italia, il gioco al massacro non può continuare. A credere a tutto quello che si dice, a credere ai rumors, alle voci di corridoio amplificate – in modo spesso non sereno ed equilibrato dai media locali – sta per crollare tutto, la Giunta degli apprendisti stregoni è mille volte peggio delle amministrazioni di destra e di centro sinistra che si sono succedute al controllo della capitale. Loro almeno facevano affari dichiaratamente e non si vantavano di essere duri e puri come quelli del Movimento. Tesi troppo dura e a senso unico? E’ vero, i guasti li hanno lasciati gli altri, all’Atac, all’Ama e via discorrendo. Il buco i grillini lo hanno trovato, i debiti non li hanno fatti loro. Ma l’alibi si ferma qui. Corollario di questo approccio al problema è la manifesta incapacità dei grillini a governare e la pochezza dei quadri dirigenti, espressione di una mediocrità politica e tecnica che si esprime in scelte sbagliate e clientelari, in odi e ripicche personali, in baruffe da cortile. Stile e produttività molto vicini allo zero. Sullo sfondo c’è sempre l’ombra del complotto, dei poteri forti, degli uomini neri delle imprese e della finanza, dei palazzinari spiazzati dalle decisioni a senso unico, fortemente ideologizzate e spesso prive di buon senso politico e amministrativo del pacchetto di mischia grillino. Una delle voci maggiormente accreditate (ma può essere tranquillamente una bufala, non cambia niente, gli effetti devastanti permangono) è che Virginia Raggi abbia i giorni contati. Perché? Perché torna fuori la tesi del complotto, della necessità di togliere di mezzo tutti i “no” grillini a politiche e strategie che portano denaro. Ai miliardi di danari per opere pubbliche & private, a cominciare dallo stadio della Roma fino al sogno,mai del tutto abbandonato, delle Olimpiadi,. E via con gli intrighi, con i veleni, addirittura con una dead line a breve, a febbraio, legata tra l’altro alla conferenza dei servizi sulla questione stadio a Tor di Valle. L’operazione così come è raccontata da fonti più o meno accreditate dovrebbe partire con la richiesta di rinvio a giudizio per abuso d’ufficio del sindaco. Grillo ha varato apposta il nuovo codice del Movimento, ma l’offensiva mediatica può essere di una forza dirompente. Che cosa farà la fronda grillina in Campidoglio? Che cosa faranno gli avversari interni della Raggi? Secondo tassello, l’affare stadio, che proprio in questi giorni fa registrare tappe significative. L’assessore Paolo Berdini ha preso posizione, bisogna limitare le cubature per restare entro gli ambiti del piano regolatore,. Ma gli interessi forti sono ‘più forti’ di lui. C’è stato un incontro di fine anno dell’amministrazione rappresentata da Raggi, De Vito, Frongia e Berdini con la Roma calcio e il suo direttore generale Mauro Baldissoni, e il costruttore Luca Parnasi: al centro proprio le cubature e una serie di appalti da milioni di euro correlati allo stadio. Ma nelle stesse ore,il gruppo Parnasi ha siglato un memorandum d’intesa con Idea Fimit per la creazione di un apposito Fondo che gestirà tutta l’operazione. Altri protagonisti in campo, e pesanti. Il gruppo Parnasi, d’altra parte non naviga in acque tranquille, vista la pesante esposizione debitoria nei confronti delle banche, in primis di Unicredit. Nel progetto è prevista anche la realizzazione del nuovo quartier generale di Unicredit, mossa strategica per legare sempre più i destini del gruppo a quelli dell’istituto di credito: proprio per questo occorre bypassare le resistenze di Berdini e limitare il più possibile i tagli alle cubature. Ma non finisce qui. Se la Raggi cade qualcuno potrà risollevare la bandiera delle Olimpiadi, Giovannino Malagò non ha mai smesso di sperare e di muoversi cercando alleanze ovunque. Con lui ci sono i costruttori, che prima facevano il bello e il cattivo tempo in Campidoglio. Caltagirone? Con l’operazione stadio finita nelle mani dei rivalii Parnasi ha preso uno schiaffone. E’ l’ora della rivincita. Fantapolitica? Ma tutti ci eravamo illusi che la rivoluzione grillina portasse a Roma una nuova primavera. Invece ci ritroviamo un Campidoglio di equivoci

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