| categoria: turismo

Gli sfrenati anni ruggenti dell’Art Deco

ART DÉCO. Gli anni ruggenti in Italia - DA MAGLIARO – Gusto e fascinazione, sfrenatezze estetiche e ricerca di nuovi linguaggi, l’Art Deco è al centro di una grande mostra allestita dall’11 febbraio al 18 giugno a Forlì, negli splendidi spazi dei Musei di San Domenico. Esposti dipinti, tra gli altri, di Casorati, Severini, Oppi, le sculture di Wildt o Martini, gli arazzi di Depero, le ceramiche di Galileo Chini, le sete preziose di Ravasi, Ratti e Fortuny, fino alle oreficerie bizantine di Ravasco e agli argenti dei Finzi. Con il titolo ‘Art Deco. Gli anni ruggenti in Italia’, l’importante rassegna è un ulteriore approfondimento dell’indagine condotta sui primi decenni del XX secolo ideata e portata avanti dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì.

Dopo le mostre sul Novecento e sul Liberty, ecco dunque l’esposizione interamente incentrata su quello stile di vita eclettico, mondano, internazionale, che prende il nome di Art Deco, il cui successo scaturiva dalla ricerca del lusso e dalla piacevolezza del vivere, mentre la borghesia europea assisteva, con la dissoluzione degli ultimi miti ottocenteschi ad opera della prima guerra mondiale, alla mimesi della realtà industriale con la logica dei suoi processi produttivi. Dieci anni sfrenati, definiti appunto ‘ruggenti’, che, sull’onda del vitalismo, presagivano l’epoca funesta dei totalitarismi. La mostra forlivese, curata da Valerio Terraroli in collaborazione con Claudia Casali e Stefania Cretella (sotto la direzione di Gianfranco Brunelli e un comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci), punta in primo luogo a illustrare la corrente estetica e di pensiero fiorita alle soglie degli anni ’20. Una vera e propria evoluzione se vista in correlazione con il Liberty, che la precede cronologicamente, partendo da un rapporto di continuità che si tramuta presto in contrapposizione.

L’idea stessa di modernità, la produzione industriale dell’oggetto artistico, il concetto di bellezza nella quotidianità mutano radicalmente con il superamento della linea flessuosa, serpentina e asimmetrica legata a una concezione simbolista dell’universo, per dare vita a un nuovo linguaggio artistico. La spinta vitalistica delle avanguardie storiche e la rivoluzione industriale sostituiscono così al mito della natura lo spirito della macchina, le geometrie degli ingranaggi, le forme prismatiche dei grattaceli, le luci artificiali della città. Se questo nuovo sistema espressivo e di gusto si esprime in tutta Europa attraverso i numerosi movimenti di avanguardia (le Secessioni mitteleuropee, il Cubismo e il Fauvismo, il Futurismo), la mostra allestita a San Domenico avrà soprattutto una declinazione italiana, documentando le biennali internazionali di arti decorative di Monza dal 1923 al 1930, nonché le expo parigine del 1925 e del 1930 o di Barcellona (1929).

A testimoniare che il fenomeno Deco attraversò il decennio 1919-1929 con arredi, ceramiche, vetri, metalli lavorati, tessuti, bronzi, stucchi, gioielli, argenti, abiti impersonando il vigore dell’alta produzione artigianale e contribuendo alla nascita del design e del Made in Italy. Nel percorso espositivo si potranno ammirare le opere più significative relative alla produzione di oggetti e di forme decorative del periodo, dagli impianti di illuminazione di Martinuzzi, Venini, Fontana Arte alle ceramiche di Gio Ponti, Giovanni Gariboldi, Guido Andloviz, dalle sculture di Adolfo Wildt, Arturo Martini e Libero Andreotti alle statuine Lenci, dalle oreficerie di Ravasco agli arredi di Buzzi, Ponti, Lancia, Portaluppi alle sete preziose di Ravasi, Ratti e Fortuny, fino agli arazzi in panno di Depero. Obiettivo dell’esposizione è quindi di illustrare il livello qualitativo, l’originalità e l’importanza assunta dalle arti decorative, sviluppatesi al meglio anche grazie allo stretto rapporto con le arti figurative.

A raccontare questo legame i capolavori di Galileo Chini, pittore e ceramista, affiancato da maestri quali Zecchin e Andloviz (che guardarono a Klimt e alla Secessione viennese) o quelli faentini Rambelli, Nonni, Melandri, per non parlare delle invenzioni del secondo futurismo di Depero e Mazzotti, dei dipinti, tra gli altri, di Severini, Casorati, Cagnaccio di San Pietro, Oppi. Non mancherà la straordinaria produzione della Richard-Ginori, ideata da Gio Ponti e da significativi esempi francesi, austriaci e tedeschi. Trattandosi di un gusto e di uno stile di vita, negli anni ’20 non mancarono influenze e corrispondenze col cinema, il teatro, la letteratura, le riviste, la moda, la musica. Il percorso espositivo ne darà conto raccontando la Hollywood di Greta Garbo, Marlene Dietrich, Rodolfo Valentino, ma anche le pagine più suggestive di Francis Scott Fitzgerald, Oscar Wilde, Gabriele D’Annunzio.

Ti potrebbero interessare anche:

VICENZA/ Basilica palladiana, logge e terrazze riaprono di sera
OLtre 450mila turisti ogni anno visitano l'Italia in bici
Mare in Costa Brava, pura bellezza e scorci suggestivi
In Sardegna 'La casa degli avi'
Spiaggia dei Conigli, la più bella d'Italia
La Festa Veneziana sull’Acqua apre il Carnevale di Venezia 2018



wordpress stat