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Mps: i debitori eccellenti di Siena? De Benedetti, Zunino e Zaleski. E non solo…

debenedetti Mps: i debitori eccellenti di Siena? De Benedetti, Zunino e Zaleski. E non solo…Un bel pasticcio che passa sopra la testa degli italiani. E’ un filone di notizie imbarazzante, i giornali vanno con i piedi di piombo, ci sono silenzi e omissioni imbarazzanti. Ma c’è anche chi picchia duro, come Affari Italiani, che i nomi li fa, eccome.Dopo le parole del presidente dell’Abi Antonio Patuelli, cresce la curiosità da parte di molti di conoscere l’elenco “nero” dei grandi debitori che non hanno saldato i propri conti con Mps. Gruppi immobiliari, grandi e medie aziende industriali e commerciali, che solo pochi anni prima rappresentavano la clientela “eccellente” dei nostri istituti di credito, hanno bussato alla porta delle banche per farsi sforbiciare centinaia di milioni di euro di debiti, con la sola alternativa di portare altrimenti i libri in tribunale. Nell’elenco dovrebbero comparire La Carlo Tassara del finanziere Romain Zaleski, da sempre vicino all’ex deus ex machina di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, già nel 2009 sottoscrisse un primo accordo di “stand still” per allungare il debito, poi esteso sino al 2013, in particolare con Intesa Sanpaolo (esposta per 1,2 miliardi), UniCredit (mezzo miliardo), Mps (200 milioni) e Ubi Banca (150 milioni). Alla fine 650 milioni di crediti anziché essere rimborsati sono stati trasformati in azioni della ex holding di Zaleski.Schema simile per Sorgenia, società elettrica del gruppo De Benedetti, nei cui confronti era proprio Mps ad essere l’istituto più esposto con 600 milioni (su 2 miliardi di debiti complessivi con 21 diversi istituti tra cui Mediobanca, Banca di Credito Finanziario, Intesa Sanpaolo, Unicredit Mediocredito Centrale e Banca Popolare di Lodi), tanto che ne divenne forzatamente socio al 16,6%. Nel caso della società immobiliare Risanamento di Luigi Zunino, fallita per quasi 3 miliardi nel 2009, le banche furono poi costrette nel 2011 a diventare azioniste di maggioranza della società di cui erano ancora creditrici per oltre un miliardo, con Intesa Sanpaolo che si ritrovò socia al 49%, Unicredit quasi al 20%, Bpm al 9% e Mps al 3%. Non è finita, della partita sono anche altre famiglie di peso, senza contare poi – forse – le coop rosse e le municipalizzate . Tutti a chiedere soldi senza mai restituire, tutti casi simili a quello di Be Benedetti e la sua Sorgenia, con la banca costretta a trasformare il credito vantato in capitale azionario. i cronisti economici ci danno dentro, e i nomi escono fuori.E’ il caso del gruppo Marcegaglia, ad esempio, debitrice per decine di milioni con la Banca agricola mantovana, controllata da Siena. Ma è il caso anche di tante coperative rosse del mondo delle costruzioni e dei servizi che nel corso degli anni sono andate a chiedere soldi e che alla fine si sono ritrovate la Fondazione Mps nel capitale.Tra i casi più importanti c’è quello della Sansedoni Siena spa, gruppo nato in Unieco e poi diventato parte di Mps proprio per non aver saldato i debiti. Qui parliamo di 25,9 milioni, diventati il 21,75% del capitale.

Stesso ‘giochino’ per altre tre controllate, direttamente o indirettamente, della Sansedoni Siena spa: Marinella spa (26,9 milioni), Sviluppo e Interventi Immobiliari spa e la Beatrice srl (48,4 milioni, ora congelati perché la società è in liquidazione). Insomma, l’esposizione totale della Sansedoni Siena nei confronti del Montepaschi, a fine 2016, ammontava a ben 104,7 milioni di euro.Altro debito non saldato riguarda la società emiliana La Robinie spa, controllata all’80% da Unieco e il cui 20% è ora in mano a Mps, sempre per lo stesso motivo.Non sono rientrati nelle casse senesi neppure i 20 milioni concessi alla concittadina NewColle srl, ormai dichiarata fallita dopo che la banca era entrata nel capitale, né gli 11,3 milioni prestati al gruppo Fenice della famiglia Fusi e alle relative controllate come Una spa, quella degli hotel, Euro srl e Il Forte spa. Ce n’è a sufficienza?

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