| categoria: Il Commento

L’ITALIA FUORI CONTROLLO

di Maurizio Del Maschio
Una massima evangelica ci ricorda che ad ogni giorno basta la sua pena. Ma noi viviamo in un tempo in cui ogni giorno siamo gravati da più pene e in questi giorni ne dobbiamo sopportare almeno tre, legate fra loro da un denominatore comune. La prima riguarda la probabile trattenuta dello 0,1% che tutti i pensionati quest’anno dovranno subire a seguito di un errato calcolo per eccesso dell’inflazione del 2014. A causa di quell’errore, la legge è spietata: obbliga al recupero con la restituzione di quanto percepito in eccesso. L’entità è irrisoria, dal momento che si aggira intorno a 150 milioni di euro, una goccia in confronto alla mole
del bilancio nazionale, ma è molto per i pensionati che godono degli assegni più modesti. Il meccanismo di recupero dell’inflazione mira a mantenere il potere d’acquisto dei salari e delle pensioni, ma lo Stato muta continuamente i beni oggetto del cosiddetto “paniere”, togliendone alcuni ed introducendone altri, modificando così il risultato complessivo. La conseguenza maggiore si ha sui redditi più bassi. Tale “paniere” non è adeguato a tutelare lo stile di vita dei pensionati e
non fotografa l’andamento dei prezzi dei beni normalmente da essi acquistati, perché molti di essi sono esclusi dal calcolo e sono quelli che sono esposti a frequenti aumenti di prezzo. Occorrerebbe un doppio binario, come già accade in altri Paesi europei. In Italia se ne parla da anni, ma nessun governo ha posto rimedio. Questa è l’ipocrisia dello Stato italiano che guarda cinicamente all’osservanza della lettera della norma infischiandosene dello spirito. Pretende il recupero di una
manciata di euro, ma finge di ignorare il meccanismo perverso da esso posto in essere che ha decurtato del 30% in trent’anni il potere d’acquisto delle pensioni.
La seconda pena riguarda lo stato in cui versa la sanità in Italia, specialmente al sud, emersa con l’episodio del soccorso prestato sul pavimento ai ricoverati dell’ospedale di Nola, nel territorio della città metropolitana di Napoli. Quella che appariva come un’emergenza si è poi scoperto che è una situazione ormai consueta, frutto dei continui tagli alla sanità e della mala gestione della stessa. La risposta delle autorità competenti, quelle della Regione Campania, non si è fatta attendere. Il Presidente Vincenzo De Luca se l’è presa subito con i dirigenti dell’ospedale anziché guardare all’inerte e perverso meccanismo burocratico che soffoca l’efficienza dell’operatività dei nosocomi di cui la Regione è responsabile. Ora lo Stato ha preferito tornare ad una gestione finanziaria accentrata per risolvere il grave problema delle disfunzioni e degli sprechi che caratterizzano i servizi sanitari in alcune regioni italiane, segnatamente al sud. Si tratta di un pretesto per fare marcia indietro sul percorso federalistico, l’unico in grado di salvare questo Paese e di responsabilizzare gli amministratori pubblici, centrali e periferici.
La terza pena riguarda la scoperta di una centrale spionistica romana costituita dai due fratelli Giulio e Francesca Maria Occhionero (il cognome è emblematico). I dettagli dell’inquietante vicenda sono in gran parte ancora sconosciuti, almeno all’opinione pubblica. Infatti, sembra impossibile che i due, per quanto uno fosse un ingegnere nucleare, possano artigianalmente aver sviluppato un sistema spionistico informatico di portata tale da riuscire a penetrare non solo in indirizzi di posta elettronica privati riguardanti personaggi famosi e persino del Vaticano, ma pure in archivi sensibili come quelli dello Stato e dei suoi massimi esponenti. Restano da conoscere anche le motivazioni di tale attività e al servizio di chi è stata svolta, dal momento che non appare ragionevole che i due avessero agito in proprio. Si è subito pensato alla massoneria, dal momento che l’ingegnere risulta essere a capo di una loggia romana del Grande Oriente d’Italia. Ai fini delle indagini, sarebbe utile sapere perché disponeva degli elenchi degli appartenenti a quella obbedienza, come ne è venuto in possesso e perché teneva sotto controllo anche i vertici di quell’organizzazione massonica, primo fra tutti il suo Gran Maestro Stefano Bisi. Lo stesso malware utilizzato da Occhionero era stato individuato pure nel corso di altre inchieste giudiziarie, ma agli inquirenti non era stato possibile risalire al suo utilizzatore. Sorgono inevitabilmente due domande: l’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva avuto notizia della violazione della privacy quando decise di porre in essere un più efficace sistema di sicurezza informatica di Palazzo Chigi? Perché si è resa pubblica un’inchiesta che allo stato attuale appare ancora lontana dalla sua conclusione, consentendo ad altri eventuali complici o mandanti di cautelarsi? Le tre vicende che in questi giorni ci angustiano hanno un denominatore comune: che cosa permette agli organi competenti di sbagliare i loro calcoli? Che cosa permette il dilagare della cattiva gestione, della corruzione e degli sprechi della Pubblica Amministrazione? Che cosa permette a due personaggi come gli Occhionero di violare la privacy non solo di persone fisiche, ma soprattutto di organi dello Stato? Sono domande che hanno, purtroppo, una sola ed univoca risposta: la mancanza di adeguati controlli. È un vecchio problema quello della protezione dei dati sensibili personali e istituzionali. Nasce prima ancora dell’avvento dei nuovi sistemi informatici e delle reti, ma con il loro arrivo si è acuito ancor più divenendo una sorta di incubo degli Stati e dei cittadini. L’efficacia di un sistema di controlli è essenziale per la sicurezza nazionale, dei singoli e della collettività.Fintanto che la politica non si concentrerà sulla prevenzione di tali fenomeni non potremo dormire sonni tranquilli. Tanto più che tutto evolve con una rapidità impressionante e ciò che appare sicuro oggi potrebbe non esserlo più domani.

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