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CARNEVALE/ Nel Materano iniziano i riti con le maschere della transumanza

In concomitanza con la festa di Sant’Antonio Abate, prendono il via in Basilicata i riti del Carnevale della Collina materana, caratterizzati dalle maschere della transumanza e dal risuonare dei suoni del campanaccio. In passato erano consuetudini propiziatorie per sperare in un’annata buona; sono state recuperate in manifestazioni folcloristiche. Alcune di esse, fra cui l’evento di Tricarico, è diventato un Carnevale fra i più caratteristici d’Italia tanto da essere entrato in un circuito europeo di iniziative legate alle maschere. Le iniziative materane richiamano i tempi andati, scanditi dai ritmi naturali delle stagioni, quando la maggior parte delle persone viveva in campagna. A San Mauro Forte è già andata in scena la tradizionale sfilata dei suonatori del campanaccio con il suono cupo e martellante dei battenti e la festa proseguirà sino a domani. Ciascun partecipante ne ha uno che percuote continuamente. Un suono prima scombinato che diventa continuo, quasi ossessivo. Era il suono della transumanza delle mandrie di bovini di razza podolica, autoctona del territorio lucano. Il principale evento di questo periodo carnascialesco è quello di Tricarico, coloratissimo, dalle forti simbologie perché le maschere sono due: la mucca ed il toro. Sono composizioni di vestiti ed accessori e possono essere indossate indifferentemente da uomini o donne. I figuranti travestiti da mucca indossano un cappello a falda larga, ricoperto da un foulard e da un velo bianco al quale sono attaccati lunghi nastri di diversi colori che scendono fino alle caviglie, e calzamaglie di colore chiaro, anch’essi decorati con nastri e foulard al collo, ai fianchi, alle braccia ed alle gambe. Il toro ha gli stessi vestiti ed accessori, con la differenza che tutto è scuro, decorato con nastri rossi. La festa inizia martedì alle 5.00 con la vestizione presso il vecchio frantoio nel borgo nuovo, che sarà seguita dalla «sveglia» al paese e dal corteo nel centro storico, presso la chiesa di Sant’Antonio Abate. Intorno al falò dedicato al santo, nel corso della mattinata si radunano sia le maschere che gli animali portati dagli allevatori per la benedizione che consiste nell’effettuare tre giri intorno alla chiesa. Per tutto il giorno i cortei si susseguono, come una transumanza. Il Carnevale di Tricarico proseguirà sino al martedì grasso. Altre maschere caratteristiche si vedranno negli appuntamenti di febbraio. Tra queste c’è sicuramente l’uomo-albero di Satriano, detto «ù rumit», l’eremita vegetale, personificazione della natura. È diventato un simbolo del Parco nazionale dell’Appennino Lucano e della Val d’Agri, poiché con l’uomo-albero si compie una simbiosi. Un’altra maschera diffusa in Basilicata, di sapore spiccatamente carnascialesco, anche se pur sempre radicato nella tradizione contadina, è «Quaremma», che raffigura la vedova del Carnevale ed è generalmente vecchia, con i capelli grigi raccolti, vestita di nero. In alcuni Comuni della Basilicata, le «Quaremme» di pezza vengono stese sui fili del bucato o esposte dai balconi. Rappresenta il digiuno, così il suo trapasso lascia il posto alla Quaresima. C’è una rinnovata attenzione al Carnevale in Basilicata tanto bche sette Comuni lucani hanno dato vita ad una rete per costruire iniziative congiunte. Sono Aliano, Cirigliano, San Mauro Forte e Tricarico (Matera), Lavello, Satriano di Lucania e Teana (Potenza).

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