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Silvio e Matteo, come se nulla fosse accaduto

Ritornano alla ribalta insieme, nello stesso momento e allo stesso modo. Come se niente accaduto. Come se la platea, l’Italia tutta non aspettasse che questo evento. Silvio Berlusconi viene intervistato dal Corriere della Sera, è il titolone di prima pagina, Matteo Renzi viene sparato in apertura dalla Repubblica, una maxi intervista che deborda nelle pagine interne del giornale. Ha tanto da raccontare, l’ex premier, deve rimettersi in pari. E il quotidiano di De Benedetti è particolarmente compiacente. Come se il proclama del segretario del Pd fosse la notizia più importante del pianeta. Comunque il fatto c’è. I due leader politici tornano scoppiettanti sul palcoscenico, in contemporanea. Neanche fosse una uscita concordata (o forse lo è davvero?). A ricordare che esistono, che i giochi solo loro possono farli, che sono ancora in grado di dettare le regole, di guidare e salvare il paese. Non certo il pallido e malaticcio Gentiloni, affaticato dopo la prima missione all’estero da premier al punto da farsi venire un coccolone e costretto poi a saltare la convalescenza per ritornare di corsa in pantofole a Palazzo Chigi per dimostrare che il Rambo della politica è lui. Quello che Matteo e Silvio dicono agli ossequienti intervistatori ha una importanza relativa, sono segnali incrociati, messaggi che convergono verso l’unico obiettivo: far capire che senza di loro non si governa e che inevitabilmente saranno costretti a collaborare, al di là delle sentenze, dei verdetti, degli umori, delle circostanze. L’unica alternativa all’ingombrante presenza del Movimento Cinque Stelle, che sondaggi equivoci e inattendibili collocano in salita e in discesa contemporaneamente, ma comunque prima o seconda forza politica del paese. Un tempo si disquisiva di bipartitismo imperfetto, oggi un tripolarismo raggelante ed equivoco tiene bloccato il paese e rende necessaria una legge elettorale realizzata con il bilancino del farmacista che consenta a qualcuno di governare. Il Cavaliere punta tutto sulla sentenza del tribunale di Strasburgo (ed ha assolutamente bisogno dell’appoggio di Palazzo Chigi) per ricandidarsi ed è disposto a qualsiasi compromesso, chissà se anche le vicende Vivendi-Bollorè-Fininivest non hanno fatto parte di un gioco sommerso di minacce e di ricatti, il segretario del Pd deve dimostrare di esserci ancora, ma deve riciclarsi in fretta e presentarsi al pubblico con una nuova immagine. Si riparte con il teatrino della politica, i media assecondano, il paese, attonito, resta a guardare.

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