| categoria: attualità

Gentiloni fa il duro con la Merkel: non paghiamo la vostra campagna elettorale

2202880_pckg_70148469870297206-20170118Paolo Gentiloni è volato a Berlino per cercare di far capire ad Angela Merkel che l’Italia «non è affatto disposta a pagare il prezzo della campagna elettorale tedesca». E sempre con tatto, il premier italiano chiederà alla Cancelliera di frenare i suoi ministri. Sia sul caso del presunto dieselgate della Fca, sia sull’invocazione di «cieco rigore» per i conti pubblici italiani e per il salvataggio di Mps.

Il problema, per il premier, è che il bilaterale di oggi a Berlino cade nel momento più basso dei rapporti italo-tedeschi. La Cdu, il partito della Cancelliera, è in difficoltà. La Merkel, sotto pressione per il terrorismo e i migranti, non è poi più così certa della rielezione. E, in vista del voto federale di settembre, non passa settimana senza che qualche esponente della Cdu o dell’alleata bavarese Csu si scagli a fini elettorali contro l’Italia e i suoi interessi.

È stato così in dicembre per il salvataggio del Monte dei Paschi, con il presidente della Bundesbank Jens Weidmann. Accade adesso con il ministro dei Trasporti Alexander Dobrint che lunedì si è spinto fino al punto di accusare l’Italia di mentire, chiedendo il richiamo di tre modelli Fca. E molti, a palazzo Chigi e al Tesoro, sono convinti che ci sia sempre lo zampino teutonico dietro la lettera della Ue recapitata ieri. Quella che chiede all’Italia una correzione di 3,4 miliardi.

Ebbene, Gentiloni d’intesa con Matteo Renzi che non ha alcun interesse ad arrivare con le ossa rotte alle elezioni che ancora spera di celebrare a giugno oggi chiederà alla Merkel di fermare questi attacchi. Perché le richieste di Dobrint sono «irricevibili e l’Italia merita rispetto, visto anche che non ha affondato i colpi sul dieselgate che ha travolto Volkswagen». Perché «non si può continuare con il cieco rigore contabile, l’Eurozona è l’area del mondo con la crescita più bassa». E perché con la minaccia dei populismi, con l’elezione di Trump e la Brexit, i pericoli «sono altrove, non certo in qualche decimale italiano».

«Senza contare», sostengono a palazzo Chigi, «che semmai è Roma a essere in credito, non in debito: basta vedere cosa accade per i migranti». Da qui il no, che Gentiloni scandirà a breve anche al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, a fare una manovra correttiva dei conti. «Ma senza andare alla guerra», dicono nell’entourage del premier, «Padoan tratterà e al massimo cambieremo qualche cifra nel Documento di economia e finanza».

Il bilaterale di oggi non sarà comunque un duello. Per il carattere di Gentiloni, per l’esperienza della Cancelliera e perché così suggeriscono politica e diplomazia. Tant’è, che i due avranno sicuramente il modo per sbandierare qualche «opinione condivisa». Ad esempio, dopo la nuova intemerata di Donald Trump contro la Nato, è probabile che il premier e la Cancelliera diano un’accelerata al progetto di sicurezza e difesa comune europea.

Ed è altrettanto probabile che dal bilaterale venga rilanciato il Migration compact: gli accordi per i rimpatri e il filtro alle partenze dei migranti, in cambio di aiuti allo sviluppo con i Paesi di origine dei flussi. Senza però trovare un’intesa sull’obbligatorietà delle quote di ricollocamento dei profughi in tutti e 27 gli Stati dell’Unione: Merkel non vuole farsi nemici i Paesi dell’ex Europa dell’Est, contrari ad accogliere gli esuli.

Ti potrebbero interessare anche:

Alfano: tra Bersani e Monti patto scellerato per le poltrone
ANALISI/ Dopo Copenaghen, se la Scandinavia diventa prima linea
Legge Severino, accolto il ricorso di De Magistris: il sindaco di Napoli non sarà sospeso
Quando il viaggio dei profughi finisce a Bressanone
Parabola del sindaco Marziano, dai Fori agli scontrini
Coronavirus, Pregliasco: "Travolti da onda ma misure funzionano"



wordpress stat