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La lettera Ue all’Italia boomerang per Berlino ?

La richiesta di Bruxelles di una correzione del rapporto deficit/Pil di 3,4 miliardi di euro rischia di rivelarsi un boomerang per la Germania. Già, perché a quanto pare, il mega surplus della bilancia commerciale e dei pagamenti di Berlino che al pari dei parametri italiani non rispetta le regole europee è una delle leve che il nostro Paese cercherà di azionare sia per ammorbidire le posizioni europee sui nuovi dictat sull’andamento dei conti pubblici (che nelle parole di Matteo Renzi, prima dell’approvazione della legge di Stabilità, sarebbero dovuti essere soltanto dei semplici richiami sia per azionare quella crescita (tedesca e, a cascata, italiana) capace di riequilibrare i saldi strutturali.
“Tanto per cominciare chiederemo che si rispettino anche le altre regole. Quella sul surplus eccessivo della bilancia commerciale e dei pagamenti è o non è una regola? Se la Germania la rispettasse ci sarebbe più spazio per la crescita di altri Paesi”, ha spiegato infatti il sottosegretario all’Economia Enrico Morando alla vigila del bilaterale Gentiloni-Merkel, intervenendo sul tema manovra correttiva. Il Tesoro vuole evitare a tutti i costi di intervenire sui saldi facendo ricorso a nuove entrate per smorzare quella flebile ripresa in atto nel nostro Paese che oltretutto il Fondo monetario internazionale ha appena stimato essere, per quest’anno, dello 0,7% e non dello 0,9%. “Vogliamo discutere con la Ue per arrivare a due obiettivi. Vediamo quali sono le misure che mette in campo l’Europa per sostenere la crescita dell’economia, e in quel contesto siamo disposti ad operare perché ci sia il rispetto formale delle regole sui conti, insieme alla conferma dei nostri obiettivi di crescita”, ha spiegato ancora Morando. Quello a cui punta l’Italia, dunque, è procedere con una semplice manutenzione contabile delle poste di bilancio inserite nella ex Finanziaria varata 20 giorni fa dal Parlmanento, a cui associare un aumento del Pil ( attraverso un allargamento dei cordoni della borsa da parte di Berlino) in modo da agire sul denominatore e limitare il ricorso a nuove entrate o a tagli di spesa che avrebbero effetti recessivi sull’economia del nostro Paese. In pratica, fare leva direttamente sulle voci di bilancio ricavando una mini-dote per puntellare la manovra, nell’ordine di un miliardo a cui eventualmente unire, se proprio bisogna farlo, un aggiustamento di spesa (quella ministeriale) che non impatta sui risultati concreti dell’azione di governo. “Se lo dovessimo fare – conclude infatti Morando – staremo attenti a non agire sulla spesa che serve a ridurre le diseguaglianze. Quegli interventi pesano sulla crescita più di altri. Come l’aumento delle tasse su imprese e lavoro rispetto ad altre entrate

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