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GIUSTIZIA/ Quei rapporti contorti tra giudici e Parlamento

Gli ammonimenti contenuti nelle raccomandazioni espresse dall’organo anti-corruzione del Consiglio d’Europa.Necessario introdurre leggi che pongano limiti più stringenti per la partecipazione dei magistrati alla politica, e mettere fine alla possibilità per i giudici di mantenereil loro incarico se vengono eletti o nominati per posizioni negli enti locali.

Fateci caso, il ritmo, gli umori,i “sapori” della Giustizia non li danno le leggi, ma le interpretazioni delle medesime; li danno i giudici, sia quelli di prima fascia (e di prima fila) sia quelli che sgomitano alle spalle e che farebbero di tutto per trovare un posto al sole. Accampano scuse di ogni tipo – uomini e risorse, soprattutto – ma in realtà fanno il bello e il cattivo tempo, accelerano e diluiscono le dinamiche processuali, affossano e portano in primo piano i fascicoli. Ci sono storie processuali con tempi biblici, con storture evidenti, basta entrare da profan i in certe aule di tribunale per rabbrividire, tragiche routine che segnano profondamente le persone, le vicende umane. Si può invecchiare, si può impazzire in quei contesti, ma ai giudici (e alla maggior parte degli avvocati) non importa. Certi processo portano in tv, sono appetiti, i presidenti dei Tribunali, i capi delle Procure sono playmaker eccellenti nello smistare, nell’indirizzare. Tutto legittimo, intendiamoci, ma che non semplifica il sistema. Se il penale ha i suoi problemi il civile è un suk. E pochi si rimboccano le maniche per individuare i rimedi. Per qualche migliaia di pm che si sfiancano per portare a casa un risultato investigativo, ci sono altrettanti magistrati che credono o fingono di capire, amministrano una giustizia in modo spiccio, sommario, distratto. E quando protestano sul serio (al di là dei retorici discorsi di apertura di anno giudiziario) , quando fanno il muro contro muro con il governo, non è per lo snellimento di procedure, non è per semplificazione di regole e codicilli, non è per rendere umani i tempi della giustizia, ma per lamentarsi di ferie e di pensioni. Palazzo Chigi non mantiene i patti,dicono. Ma loro mantengono sul serio il patto con i cittadini? Si sforzano veramente di rendere la giustizia un po’ più giusta ed equilibrata, un po’ meno girone infernale di dantesca memoria? Domanda retorica, non c’è bisogno di risposta. La verità è che i giudici italiani spesso hanno un rapporto ambiguo con la politica. Si fanno talvolta usare e spesso la cavalcano. Lo sottolinea perfino l’organo anticorruzione del Consiglio d’Europa (Greco) in una delle 12 raccomandazioni contenute nel rapporto sull’Italia in cui analizzano le misure anticorruzione di parlamentari e magistrati. Secondo gli esperti “le regole esistenti sono difficili da applicare” e questo “va a scapito della complessiva trasparenza e efficienza del sistema”. Il Consiglio d’Europa è chiaro su questo punto, l’Italia deve introdurre norme “chiare e applicabili” per regolare “la spinosa questione” del conflitto d’interessi dei parlamentari. Perché “questa situazione insoddisfacente si traduce in un processo piuttosto difficile di verifica delle possibili cause di ineleggibilità e incompatibilità, che rischia di compromettere efficacia dell’intero sistema”. Nel rapporto si sottolinea che “l’alto numero di leggi e disposizioni, i relativi emendamenti e una generale mancanza di consolidamento e razionalizzazione delle norme, conduce a un quadro confuso del conflitto d’interessi”. Questo “crea problemi per l’applicazione delle regole esistenti e anche della loro comprensione”. In sostanza l’Italia deve introdurre leggi che pongano limiti più stringenti per la partecipazione dei magistrati alla politica, e mettere fine alla possibilità per i giudici di mantenere il loro incarico se vengono eletti o nominati per posizioni negli enti locali. E’ anche in questa confusione di ruoli che il rapporto tra i poteri si sfarina e dà luogo a pericolose ambiguità. A chi chiedere rigore, disciplina, serietà? “È chiaro che la legislazione italiana contiene diverse lacune e contraddizioni a tale riguardo che sollevano dubbi dal punto di vista della separazione dei poteri e della necessaria indipendenza e imparzialità dei giudici” osserva Greco. Fa parte del gioco. Un gioco perverso.

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