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VISTO PER VOI/ The Founder, andiamo al cinema per una lezione di startup

imagesDI GABRIELLA ROCCO
Nulla da eccepire, The Founder è un film impeccabile sia nella narrazione che nel messaggio finale per chi mastica cultura imprenditoriale. Parola d’ordine perseveranza. Il protagonista Ray Kroc – che nel film è interpretato da Michael Keaton- è un cinquantenne in cerca di fortuna che trascorre gran parte della sua vita in macchina tentando di vendere strambi prodotti ai suoi potenziali clienti. Finché un bel giorno s’imbatte nel fast food dei fratelli Mc Donald, ideatori del meccanismo da catena di montaggio che li rese così famosi.Quell’incontro sarà un punto di non ritorno per tutti i protagonisti.
La trama. Nel 1952 il commesso viaggiatore Ray Kroc ha ormai percorso migliaia di chilometri a bordo della sua automobile, fermandosi a mangiare quasi in ogni fast food degli Stati Uniti. Ad attirare la sua attenzione è però uno in particolare, situato in California, a San Bernardino: qui i fratelli Dick e Mac McDonald hanno messo a punto una gestione di tipo industriale della cucina, che consente al loro chiosco di hamburger di servire i clienti in modo rapidissimo. Kroc intuisce che la velocità è la chiave del successo e coinvolge i fratelli in un ambiziosissimo progetto di franchise.
Profilo medio per un uomo che di mediocre non voleva avere assolutamente nulla, Ray ha l’intuizione dell’affiliazione di nuovi Mc Donald’s in tutta America spinto dall’ambizione di equiparare il brand dei “cerchi dorati di Mac” ai due i simboli americani per eccellenza: la Chiesa e la Bandiera. Propone ai fratelli l’idea di replicare il loro fast food ed essere così ad ogni angolo di strada, esattamente come croci e bandiere.
Essere riconosciuti tra i simboli degli Stati Uniti d’America.
Ray con la sua audace determinazione vi riesce. Se pensiamo che oggi McDonald’s è – tra le altre cose- il simbolo della globalizzazione e dell’americanizzazione – del mondo intero.
Ma esaminiamo quali sono stati i punti di forza dell’indiscusso successo di Mr Kroc.
I suoi collaboratori (la squadra). Partendo dal presupposto che non esiste il dono dell’ubiquità e che si può esser tanto portati in un campo quanto carenti in un altro, un vero leader (innanzitutto) di se stesso, sa circondarsi di collaboratori affidabili e capaci. Tra i protagonisti spuntano, infatti, l’instancabile e fedele assistente – che diventerà poi sua socia in affari – e il suo consulente finanziario che lo illumina sul fatto che il vero business non sia dietro la bontà di un hamburgher quanto nel mondo dell’immobiliare (che sposta capitali ingenti).
L’amore. Come diceva Virginia Wolf “dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”, o se preferiamo il detto latino “dotata animi mulier virum regit” e cioè “una donna dotata di coraggio (di spirito) sostiene (consiglia) il marito”. E’ difficile che un uomo possa arrivare serenamente al successo professionale se non è supportato dall’altra metà.
E così, Mr Kroc un certo punto della sua vita cambia moglie. Suo valore aggiunto indiscusso è, infatti, la seconda moglie, che sceglie – dopo essersi separato con la prima (perché sempre un passo indietro) – e che segue a occhi chiusi nelle sue lungimiranti scelte di business (vedi la scelta di sostituire il frappè istantaneo liofilizzato per efficientare i costi eccessivi del frappè fresco). Spesso definita una donna audace e fuori dal comune “Joni”, lo sostiene sempre contribuendo al suo successo.
Il Fallimento. Raymond Albert Kroc era nato nel 1902 nell’Illinois. Nei suoi primi 52 anni di vita tornato dalla guerra si mise a fare il venditore di molti oggetti improbabili, come per esempio tavoli pieghevoli e frullatori a cinque lame, e le cose non gli andarono per niente bene. Le sue iniziative furono spesso sbeffeggiate dai suoi amici e fallirono per mancanza di ritorni economici. Questo a dimostrazione del fatto che un vero imprenditore non teme il fallimento. “Quattro volte cado cinque volte mi rialzo”, il vero mantra della cultura imprenditiva.
Caduta, sudore, rivalsa, fatica, successo.
Il mondo (spietato) degli affari. La pellicola è ricca di colpi bassi e ambizione spregiudicata. Kroc comprò il marchio dai due fratelli per 2,7 milioni di dollari. E promise loro con una stretta di mano che gli avrebbe lasciato l’1 per cento dei guadagni, cosa che poi non fece. Infine riuscì a obbligare i fratelli McDonald a cambiare nome al loro ristorante di San Bernardino e aprendo un “suo” McDonald’s lì vicino li fece fallire. Il mondo non si governa facendo favori e regali agli altri, il lato oscuro della medaglia è fatto di interpretazioni legislative, contratti invalidati, prepotenze, umiliazioni, violenze psicologiche. Da una parte il leader da seguire dall’altra lo squalo, la sanguisuga, il ladro, l’infame, il traditore.
La figura dell’innovatore-imprenditore contrapposto a chi realmente ha fondato McDonald’s, a chi sognava di vendere un hamburger saporito, semplice, per famiglie, che invece è stato soffocato a suon di marketing aggressivo, milkshake in polvere e bibite gassate. Insomma il film ci narra che il business non ha pietà.

Nell’era di Trump, The Founder è un film su un sogno americano che si realizza, grazie alle intuizioni e all’ostinazione di un imprenditore.
Dunque mai dire mai.

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