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Papaai giornalisti: «Non date troppo spazio alle cattive notizie»

550x189x2215709_index_jpgii_jpg_pagespeed_ic_zyE5Mlelp3Troppe brutte notizie in tv, sui giornali, sul web. Papa Francesco chiede ai giornalisti, nella festa del santo patrono della categoria, san Francesco di Sales, di “spezzare il circolo vizioso dell’angoscia e arginare la spirale della paura, frutto dell’abitudine a fissare l’attenzione sulle ’cattive notizie’: guerre, terrorismo, scandali e ogni tipo di fallimento nelle vicende umane”. Il richiamo contenuto nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che ha come tema di quest’anno: “Non temere, perché io sono con te”, tratto dal Profeta Isaia, contiene l’invito a puntare su uno “stile comunicativo aperto e creativo, che non sia mai disposto a concedere al male un ruolo da protagonista”.La scelta di favorire una comunicazione positiva e costruttiva spetta al giornalista: sta a lui decidere “quale materiale fornire”. “L’accesso ai mezzi di comunicazione, grazie allo sviluppo tecnologico, è tale che moltissimi soggetti hanno la possibilità di condividere istantaneamente le notizie e diffonderle in modo capillare” e che queste notizie “possono essere belle o brutte, vere o false”. “La mente dell’uomo è sempre in azione e non può cessare di ’macinare’ ciò che riceve, ma sta a noi decidere quale materiale fornire”. Da qui la scelta per costruire “una comunicazione costruttiva che, nel rifiutare i pregiudizi verso l’altro, favorisca una cultura dell’incontro, grazie alla quale si possa imparare a guardare la realtà con consapevole fiducia”.

Per farla breve il Pontefice suggerisce ai mass media di evitare di assegnare sempre al Male il primo posto nei notiziari. “Certo, – scrive sempre Francesco nel suo Messaggio – non si tratta di promuovere una disinformazione in cui sarebbe ignorato il dramma della sofferenza, né di scadere in un ottimismo ingenuo che non si lascia toccare dallo scandalo del male. Vorrei, al contrario, che tutti cercassimo di oltrepassare quel sentimento di malumore e di rassegnazione che spesso ci afferra, gettandoci nell’apatia, ingenerando paure o l’impressione che al male non si possa porre limite”.

In un sistema comunicativo, spiega Francesco, dove vale la logica “che una buona notizia non fa presa e dunque non è una notizia, e dove il dramma del dolore e il mistero del male vengono facilmente spettacolarizzati, si può essere tentati di anestetizzare la coscienza o di scivolare nella disperazione

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