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Occhio alle bevande light o Zero. Rischio di comportamenti compensatori

Occhio alle bevande light o Zero. Le insidie, per i ricercatori, si nascondono anche nella testa. Mentre l’industria continua a sfornare bevande light, la comunità scientifica cerchi di alzare la voce per mettere la popolazione in guardia dai suoi consumi. Partendo dalle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che nel 2015 consigliò di ridurre l’assunzione di zuccheri semplici a meno del 10% dell’introito calorico giornaliero, gli autori di una ricerca apparsa apparsa sulle colonne della rivista “Plos One” capitanati da Christopher Millett, docente di salute pubblica all’Imperial College di Londra hanno passato in rassegna un numero cospicuo di studi da cui emerge un presunto vantaggio legato al consumo di bevande addolcite con dolcificanti artificiali: come i succhi di frutta, le acque aromatizzate, il tè e i caffè pronti da bere.
Queste, negli ultimi dieci anni, sono state spinte dalle aziende alimentari, spaventate dalla possibilità che gli scienziati portassero a galla tutte le evidenze penalizzanti per gli zuccheri, negli anni precedenti spesso sottaciute anche ricorrendo a episodi di corruzione.

Oggi si sa oltre ogni ragionevole dubbio che un introito eccessivo di zuccheri semplici, presenti soprattutto nei prodotti industriali, è responsabile dell’aumento dei tassi di obesità e di altre condizioni a essa correlate: come il diabete di tipo due, l’ipertensione e la sindrome metabolica. Ciò non significa, però, che la soluzione sia nei dolcificanti artificiali. Anzi. A detta dei ricercatori “non ci sono prove che giochino un ruolo sfavorente l’aumento di peso, l’insorgenza del diabete e altri effetti a lungo termine”.

Dalla pubblicazione emerge un’altra insidia legata al loro eccessivo consumo, che potrebbe innescare un meccanismo di compensazione. Sapendo che si stanno portando in tavola alimenti a basso contenuto calorico, è l’ipotesi dei ricercatori, il rischio è quello che i consumatori eccedano nel consumo di altri alimenti. Una reazione a catena che potrebbe contribuire a determinare un aumento dei tassi di obesità e di condizioni correlate non inferiore a quello che si registrerebbe se si esagerasse con il consumo di alimenti e bevande normalmente zuccherate.

Un vantaggio, semmai, potrebbe esserci soltanto qualora i soggetti in questione fossero persone obese, che ricorrendo ai dolcificanti artificiali puntano a ridurre l’introito calorico. Ma anche su questo punto è necessario attendere ulteriori riscontri prima di tirare le somme. Il timore, quando si ha a che fare con questi argomenti, è sempre quello di imbattersi in situazioni di conflitto di interesse poco trasparenti. I ricercatori denunciano la presenza ingombrante delle aziende produttrici, in questo ambito.

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