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Raggi, la Procura accelera: verso il giudizio immediato?

Adesso cominciano tutti ad avere paura. Anche quelli che consapevolmente o inconsapevolmente hanno portato le cose fino a questo punto. Avversari interni di Vireginia, i poterti forti capitolini, i media “orientati”. Sta per innescarsi un meccanismo incontrollabile e che può portare molto lontano. Da una palla di neve ad una slavina dagli effetti difficilmente gestibili. Rischia una condanna fino a tre anni, Virginia Raggi, finita sul registro degli indagati con le accuse di abuso d’ufficio e falso ideologico per la nomina di Renato Marra a numero uno del Dipartimento del Turisto del Comune di Roma. E ci deve essere sostanza nelle accuse, se in attesa dell’interrogatorio, previsto per la prossima settimana, la procura punta a stringere i tempi chiudendo con un giudizio immediato questo capitolo dell’inchiesta, che riguarda anche altri incarichi firmati da Raggi. La settimana prossima sarà decisiva e l’aspetto giudiziario si intreccerà con quello politico. Virginia resterà al suo posto? si farà da parte come suggerisce il famoso piano b? Il potere passerà ad un vice sindaco (non Bergamo, per carità) sicuro?
Non è soltanto il pasticcio delle mail, evidentemente. Ci deve essere dell’altro. E va detto che questa storia è durata anche troppo. Per il procuratore Paolo Ielo e il pm Francesco Dall’Olio le prove evidenti delle responsabilità del sindaco sono già state raccolte. A inchiodare Virginia Raggi, dopo il conferimento di quell’incarico tanto chiacchierato, che garantiva al fratello del suo ex braccio destro 20mila euro in più in busta paga, sono stati gli atti sottoscritti dalla stessa sindaca e le chat trovate dai carabinieri del nucleo Investigativo nel telefonino di Raffaele Marra. Dalle conversazioni emerge come sia stato proprio il nuovo capo del Personale, intanto finito in manette, a gestire la nomina del fratello, in violazione dellea norma che prevedeva l’astensione. Circostanza negata dallo stesso sindaco con una dichiarazione falsa all’autorità Anticorruzione del Comune che si apprestava a rispondere all’Anac di Raffaele Cantone. Dalle chat emerge anche il disappunto che la Raggi manifestava a Marra per quei 20mila euro aggiunti in busta paga a Renato, circostanza che la metteva in seria difficoltà. Secondo l’avvocato della Raggi, che ieri si è presentato in procura, il sindaco sarebbe pronto a chiarire tutta la vicenda, ma sembra molto difficile che possa trovare argomenti e prove che convincano i pm. Di fatto, secondo la procura, Renato Marra avrebbe ottenuto un ingiusto vantaggio, grazie all’aumento di stipendio, circostanza che configura l’abuso d’ufficio. E, soprattutto, quella nomina, finita sotto accusa, sarebbe stata gestita tutta dal fratello, nonostante l’evidente conflitto di interessi. Se la Raggi cambierà versione, ammettendo, come risulta evidente dalle chat, che è stato Raffale Marra a gestire la nomina del fratello, al quale in un messaggio suggeriva di proporsi per l’incarico a numero uno del Turismo, automaticamente di aver commesso un falso nella dichiarazione consegnata all’autorità Anticorruzione del Campidoglio. Per la procura l’altra ipotesi sarebbe il patteggiamento, ma sembra escluso che il sindaco, che continua a dirsi certo di spiegare tutto, possa percorrere questa strada. La scelta di concordare la pena con i pm non porterebbe Virginia Raggi all’autosospensione, ma, secondo il contratto firmato da tutti i candidati nella lista dei 5 Stelle, la metterebbe fuori dal Movimento.
La settimana prossima sarà comunque decisiva e aprirà un nuovo scenario al Comune di Roma. L’esito dell’inchiesta, inevitabilmente porterà anche Virginia Raggi a sottoporsi al giudizio del Garante del Movimento (o del collegio dei probiviri). Se dovessero valutare la condotta della Raggi come grave infliggendole le sanzioni previste, la sindaca potrà fare ricorso al Comitato d’Appello (composto di tre membri, due nominati dall’assemblea mediante votazione in rete tra una rosa di cinque nominativi proposti dal consiglio direttivo dell’associazione MoVimento 5 Stelle ed uno dal consiglio direttivo dell’associazione medesima), l’appello è previsto entro dieci giorni dalla sanzione. La decisione sarà inappellabile, ma intanto un diktat potrebbe arrivare dallo stesso Grillo.

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