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Andrea Rossi, l’ex bersanianoalla guida dell’organizzazione dem

Andrea Rossi, l’ex bersaniano

È nel partito da quando aveva i calzoni corti, segretario della Sinistra giovanile a 21 anni, a 28 fa il sindaco di Casalgrande, paese di 19 mila anime in provincia di Reggio Emilia, poi diventa responsabile organizzativo del Pd reggiano e da Renzi lo divide solo il calcio visto che è molto tifoso della Juventus e non ama la Fiorentina. Quello di Andrea Rossi, che ha appena compiuto 40 anni e che oggi è consigliere regionale del Pd in Emilia-Romagna e sottosegretario del presidente della Regione Stefano Bonaccini sembra proprio essere l’identikit giusto per il ruolo di nuovo responsabile dell’organizzazione del Pd di Matteo Renzi.

Non è la prima volta che il segretario dei democratici pesca uomini dall’Emilia, storico granaio di voti del partito e terra feconda di organizzatori politici. Lo fece per la rivincita delle primarie per la segreteria contro Gianni Cuperlo quando scelse come braccio destro l’allora segretario regionale del Pd, Stefano Bonaccini, fino ad allora schierato con Pier Luigi Bersani, e lo ha fatto anche ultimamente chiamando a capo della sua segreteria Benedetto Zacchiroli, uomo del Pd di Bologna. Senza dimenticare che a commissario per la ricostruzione del terremoto nell’Italia centrale ha chiamato Vasco Errani, ex governatore dell’Emilia, di rito bersaniano.

Dopo la prima sconfitta contro Bersani, Renzi capì che non sarebbe mai diventato segretario del partito senza prendere anche i voti della base emiliana e da allora la regione è diventata per il segretario una felice ossessione tra continue visite alle Feste dell’Unità e ai campioni dell’industria sulla via Emilia. «No comment» risponde Andrea Rossi a chi gli chiede se sia pronto a prendere al volo quella che potrebbe essere l’occasione politica della vita e se gli sia arrivata la chiamata di Renzi.

Scegliere l’ex sindaco come nuovo capo dell’organizzazione del partito permetterebbe a Renzi di sparigliare le carte senza contare che, in questi tempi delicati, pescare fuori dal giro romano e dal giro toscano, rischia di essere una buona idea. Rossi e Renzi hanno un rapporto consolidato e tutte le volte che l’ex premier arriva in Emilia tira fuori la storia che Rossi è juventino e si irrita per la cover del suo telefonino che è bianconera. Ma non è sempre stato amore tra i due. Il primo contatto è alla festa regionale del Pd che si svolge a Casalgrande nell’estate del 2012, ma in quel momento Rossi è un bersaniano convinto e Renzi non gli piace per niente. Poi dopo la non vittoria di Bersani del 2013 insieme a Bonaccini capisce che senza Renzi non si vince e passa armi e bagagli da quella parte e tra i due scocca la scintilla tanto che l’ex premier lo usa a gettone per le occasioni più importanti. Tre anni fa Andrea Rossi affianca Luca Lotti per un mese e mezzo nella campagna delle primarie contro Cuperlo e poi dà una mano, dietro le quinte, anche nell’ultima battaglia referendaria. E ora sul suo telefono dove probabilmente in settimana ha dovuto leggere gli sfottò del segretario per la vittoria della Fiorentina sulla Juve potrebbe arrivare la chiamata più importante.

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