| categoria: politica

Clandestini, l’Italia prepara la stretta. Minniti: «Sì integrazione, ma irregolari fuori»

Severità e rispetto delle regole, ma anche integrazione e recupero sociale. La sfida del ministro Marco Minniti è complessa, «da far tremare le vene ai polsi», come lui stesso dice. E la ragione è semplice: il piano immigrati che illustrerà l’8 febbraio alla Commissione affari costituzionali, è una vera sfida. Mette insieme rigore e accoglienza, repressione e solidarietà. Parole che per loro natura sono in contrasto, perché sono espressione di ideologie molto diverse. Ma Minniti ritiene sia fondamentale conciliare le due esigenze, perché – spiega alla platea di sindaci e amministratori locali del Pd riuniti a Rimini – «sull’immigrazione l’Italia sta subendo un processo epocale, e non può inseguirlo, deve governarlo».

Ecco, le ragioni – aggiunge – «per cui servono severità e integrazione. E chi non rispetta le regole deve essere rimpatriato. Punto. E questo non è un desiderio del ministro dell’Interno, sono le leggi della Repubblica italiana che lo prevedono. Ma per riuscirci vanno velocizzate le procedure. Proporrò che ci sia un significativo abbattimento dei tempi per la valutazione dello status di rifugiati, perché due anni per le verifiche creano uno stress enorme nei territori e io non posso lasciare soli i sindaci in questo lavoro».

Accanto a lui, sul palco, siedono i primi cittadini di Prato (Matteo Biffoni), di Ventimiglia (Enrico Ioculano), di Ercolano (Ciro Bonajuto), tre realtà che esprimono altrettante emergenze, con centri di accoglienza stracolmi, confini con la Francia bloccati, e la malavita organizzata che usa la disperazione per arruolare i suoi “soldati”. È con loro che il ministro intende lavorare, perché è sul territorio che il piano immigrati può trovare risposte soddisfacenti o fallire.
Del sostegno europeo c’è ben poco da dire: «La relocation – dichiara – prevedeva la distribuzione di 40 mila immigrati. Ne sono andati via tremila. Serve un action plan ma non basta chiedere all’Ue, io ho cominciato a farlo come Italia, so che non è sufficiente ma dobbiamo dare il senso di essere un’apripista. È su questi temi che ci giochiamo gli sviluppi democratici del paese».

Il terrorismo, poi, è l’altra faccia della medaglia: «Un trafficante di esseri umani – considera ancora il ministro – non è molto diverso da un killer di Islamic state, hanno entrambi il disprezzo della vita umana». Quello che invece non va fatto è l’equazione tra immigrazione e terrorismo. «Stiamo attenti – spiega – la cosa peggiore è fare di tutta un’erba un fascio, l’insoddisfazione e l’emarginazione diventano il terreno di coltura del terrorismo per una sorta di eterogenesi dei fini».

Sebbene Minniti non citi Trump, le sue parole risuonano come una risposta chiara e inequivocabile alle ultime mosse del neopresidente degli Usa, che ha firmato venerdì scorso l’ordine esecutivo anti islamico. Mentre l’idea del ministro italiano è che la battaglia con il terrorismo «si vince solo se c’è una grande alleanza». Per questo, oltre allo snellimento delle procedure per i richiedenti asilo, le linee portanti del Piano prevedono, tra le altre cose, una intesa con il mondo islamico italiano, per moschee ufficiali e sermoni in italiano, a cui Minniti sta già lavorando; strutture sottoposte a sorveglianza speciale in ogni regione (escludendo la Valle d’Aosta, il Molise e l’Abruzzo) che conterranno tra gli 80 e i 100 ospiti ognuno; rimpatri più veloci; accordi con i Paesi di provenienza degli immigrati. Il capo del Viminale è già andato in Tunisia, dove ha chiesto di accelerare i tempi delle risposte, da mesi a settimane. E l’impegno c’è stato. Poi, si è recato in Libia, dove durante la conferenza stampa ha detto senza mezzi termini: «Sconfiggeremo i trafficanti di uomini». Gli sforzi in campo vengono messi tutti, perché – conclude – «è il futuro dell’Europa che si gioca in Italia. Ed è una situazione che non possiamo prendere a cuor leggero».

Ti potrebbero interessare anche:

Carceri: Cancellieri, piu' sgravi alle aziende se assumono detenuti
Jobs Act, Squinzi: chi è pulito non teme controlli
Unioni Civili, aula soft, si continua a trattare
Salvini, da Pontida parte la lunga marcia per il Governo
CONTE A NY IL 25 E 26 SETTEMBRE PER L'ASSEMBLEA DELL'ONU
Juncker: «l'Italia sbanda». Nuovo scontro con Salvini e Di Maio. Conte a Bruxelles



wordpress stat