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Fuori tutti, pensiamo a Roma

E’ stata una settimana devastante. Non si era mai visto nulla del genere nella politica capitolina (e francamente neppure in quella nazionale), e se i media hanno fatto la loro parte, l’incredibile intreccio di rapporti all’interno del gruppo dirigente grillino ha portato per l’ennesima volta sul palcoscenico i retroscena di una esperienza umana e politica che ben poco ha a che fare con l’amministrazione di una città. Le otto ore di interrogatorio del sindaco Raggi, le nuove sconcertanti rivelazioni che qualcuno fa filtrare goccia a goccia hanno l’effetto di una bomba atomica su una città già pesantemente disastrata. La situazione è fuori controllo. C’è da decidere in fretta cosa fare della Giunta Raggi, di un sindaco platealmente inadeguato, c’è da salvare una città dallo sfacelo, c’è da assicurare almeno una amministrazione di emergenza. Ma nel caos generale non sembra esserci un punto di riferimento, una testa fredda e lucida che dica cosa fare e come. Nemmeno Grillo e il suo team sembrano essere in grado di proporre una soluzione. E d’altra parte non si può lasciare sgovernata Roma oltre un certo limite fisiologico. Serve un bagno di umiltà, quelli del Movimento dovrebbero alzare bandiera bianca e chiedere aiuto. Al Governo, alle altre forze politiche, agli avversari, alla città tutta. Quando un paese è alle corde qualcuno propone un gabinetto di unità nazionale per gestire l’emergenza con la prospettiva di nuove elezioni. Si può ragionevolmente proporre uno schema del genere da applicare alla capitale? E chi potrebbe farsene portavoce e garante? Certo è che la classe dirigente grillina andrebbe azzerata, spazzata via con un atto di coraggio e di intelligenza politica. Il Campidoglio dei veleni ha trasformato la vita della giunta grillina in un inferno, ha condizionato le scelte, ha favorito compromissioni pericolose. Grillo è in grado di compiere una massiccia operazione pulizia per salvare il salvabile? Tecnicamente ci sono meccanismi politico-amministrativi che consentano un commissariamento indolore ma immediatamente efficace? Forse le scuse pubbliche e le dimissioni di un intero gruppo dirigente potrebbero costituire una via d’uscita che non intaccasse il potenziale politico del Movimento Cinque Stelle e gli restituisse anzi una verginità.

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