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Italia nel mirino per smog e fogne, pressing della Ue

Introdurre un’imposta nazionale sulle discariche ma anche intervenire con maggiore decisione per rispettare le norme europee in materia di qualità dell’aria nei centri urbani, trattamento dei rifiuti e delle acque, salvaguardia di aree protette e biodiversità: queste le principali raccomandazioni rivolte all’Italia dalla Commissione Ue con il rapporto sull’attuazione delle politiche ambientali presentato stamattina dal commissario all’ambiente Karmenu Vella. Un «esercizio», ha detto il commissario, «che è parte della nostra risposta ai cittadini» sulla corretta applicazione delle norme Ue in materia di ambiente. L’Italia conferma dati sotto la media Ue sull’inquinamento atmosferico, una situazione che ha portato l’esecutivo ad aprire due procedure di infrazione, una per i limiti di particolato fine (PM10), l’altra per il biossido di azoto (NO2). Non che Francia, Germania e altri grandi paesi europei facciano meglio, col problema dello smog che attanaglia qualcosa come 130 centri urbani in tutta Europa. Per questo, negli ultimi anni la Commissione ha avviato infrazioni contro sedici Stati membri per i PM10 e su dodici per i livelli di NO2. Resta il fatto che, si legge nel rapporto, nel 2013 «oltre il 60% della popolazione urbana in Italia risiedeva in aree esposte a concentrazioni di PM10 superiori valore limite giornaliero» previsto dalle norme Ue, «valori notevolmente peggiori rispetto alla media europea», che è del 16,3%. Le procedure di infrazione sull’inquinamento atmosferico per l’Italia potrebbero passare presto alla seconda fase. Salvo sorprese, la richiesta di un ‘parere motivatò sui livelli di NO2 è attesa per metà febbraio, quella per i PM10 a marzo. Le procedure di infrazione durano generalmente anni e se eventuali sanzioni sull’inquinamento atmosferico sono ancora lontane, l’Italia sta però già pagando multe per le 200 discariche abusive presenti sul territorio nazionale (141 milioni di euro dal 2014 a oggi) e per l’emergenza rifiuti in Campania (86 milioni dal 2015 a oggi). Il rapporto riconosce poi i progressi fatti «nel riciclaggio e compostaggio» e la «diminuzione del conferimento in discarica dei rifiuti urbani», ma mette in luce le grandi differenze tra regioni, con la necessità di focalizzare l’azione sulle «meno virtuose». Per migliorare questo aspetto, si legge nel documento, «l’Italia potrebbe introdurre un’imposta nazionale sulle discariche o armonizzare le sue imposte regionali per ridurre il conferimento in discarica». Un’altra nota dolente arriva dal trattamento delle acque reflue su cui sono necessari «significativi investimenti», stimati in oltre 4,5 miliardi. Infine, le aree protette: il nostro paese deve ancora completare il processo di designazione dei siti Natura 2000 e mostra uno stato di conservazione delle specie protette considerato ancora insufficiente. Le difficoltà a superare questi problemi, sottolinea l’esecutivo Ue, spesso sta nei «conflitti» tra le competenze delle varie amministrazioni coinvolte. Se superasse questo problema, secondo Vella, l’Italia potrebbe raggiungere risultati migliori «con sforzi relativamente modesti

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