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Lo spread torna a far paura, trema Piazza Affari (-2,21)

borsa Lo spread torna a impensierire l’Italia: il differenziale tra Btp decennali e i Bund tedeschi è balzato oggi fino 201 punti, riportandosi ai livelli raggiunti nel febbraio 2014, con il tasso sul decennale al 2,35%. Tensioni sui titoli di Stato anche in Francia, dove il differenziale con il il bund che è arrivato a 76 punti, mai così alto da quattro anni a questa parte. Ad impensierire il mercato le parole di ieri di Marine Le Pen, che ha annunciato di volere fare uscire Parigi dall’Unione Europea in caso di vittoria del Front National.
A spingere al rialzo i rendimenti sui nostri Btp sono soprattutto le incertezze legate alla stabilità del governo e la prospettiva del voto anticipato, oltre al contenzioso in corso con l’Europa sui conti pubblici, dopo che Bruxelles ha evocato la possibilità di una procedura d’infrazione nei confronti del nostro Paese per via dell’eccessivo debito.
Giornata difficile per Piazza Affari che ha sofferto nel giorno del via al maxi aumento di capitale da 13 miliardi di Unicredit, il più grande della storia borsistica italiana. A Milano l’indice Ftse Mib ha perso il 2,21%, con il titolo della banca che ha è crollato del 6,86%. Male anche Banco Bpm e Bper, che hanno registrato perdite intorno al 6%. Giornata positiva per Telecom, con il titolo che ha chiuso a +1,41% dopo la presentazioni venerdì dei risultati 2016 e la conference call di Tim su conti e piano industriale, e Cnh industrial (+3,12%),che ha proseguito nel rally innescato a fine gennaio dalla presentazione dei conti trimestrali. Tra i migliori del listino anche Saipem dopo la promozione degli analisti della Jefferies, che hanno rivisto al rialzo il loro rating sull’azione portandolo dal precedente “hold” a “buy”.

Le tensioni sul mercato italiano si sono fatte sentire anche su tutte le altre piazze europee. Londra ha chiuso le contrattazioni a -0,22% Parigi a -0,98%. Seduta negativa anche per Francoforte (-1,22%), nonostante il nuovo balzo in avanti degli ordinativi industriali in Germania, cresciuti a dicembre del 5,2%, in netto rialzo rispetto al +0,7% atteso, e in netta ripresa dopo il -3,6% di novembre. A condizionare le scelte sui mercati anche le parole di Mario Draghi, che in audizione al Parlamento europeo ha sottolineato che l’Eurozona ha ancora bisogno del sostegno della Banca Centrale Europea.

Dopo una settimana di crescita quasi interrotta l’euro si è indebolito oggi sul dollaro: la moneta unica europea viene scambiata a 1,0732 dollari, in calo rispetto alla quotazione di 1,0790 fatta registrare venerdì scorso.

Seduta piatta a Wall Street. Alla chiusura delle contrattazioni europee il Dow Jones segna -0,05%, lo S&P -0,17% e il Nasdaq -0,04%. In calo il prezzo del petrolio: il future marzo sul Wti cede lo 0,91% a 53,34 dollari al barile, mentre la consegna aprile sul Brent perde l’1,14% a 56,16 dollari. Prosegue la sua corsa l’oro, in crescita fino a 1228,98 dollari l’oncia.

Chiusura in lieve rialzo per la borsa di Tokyo. L’indice Nikkei ha concluso le contrattazioni in rialzo dello 0,31% a 18.976,71 Punti, 58,51 punti in più rispetto alla chiusura di venerdì. A spingere i listini i dati sull’occupazione americana e la deregulation avviata da Donald Trump su una serie di restrizioni normative per banche e broker previste da alcuni provvedimenti approvati durante la presidenza Obama, dopo la crisi del 2008.

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