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CAMORRA/ Racket e gioco on line, 46 arresti in sette province. Preso il figlio di “Sandokan”

2243818_img_1846_jpg_pagespeed_ce_ueaxsXK0ibWalter Schiavone (nella foto) è stato arrestato alle prime luci dell’alba dai carabinieri della compagnia di Casal di Principe, agli ordini del capitano Simone Calabrò. Il rampollo di casa Schiavone, figlio del boss “Sandokan”, è tra i 46 arrestati dell’operazione eseguita questa notte contro il clan dei Casalesi e coordinata dalla Dda di Napoli (sostituti procuratori Luigi Landolfi e Vincenzo Ranieri). Il giovane Schiavone non è accusato di avere ereditato il ruolo di capo per tanti anni spettato a suo padre, ma di aver ritirato lo “stipendio” dal clan. Lo racconta il pentito Raffaele Venosa e c’è un’intercettazione in cui si parla di una somma di circa 8mila euro. Arrestata anche la moglie del ras Salvatore Cantiello.

La fazione decimata è quella degli “Schiavone-Venosa”, che si occupa, tra l’altro, del racket delle slot macchine. Tra i collaboratori ascoltati nel corso delle indagini c’è Yuri La Manna, pentito che sta ricostruendo il “doppio gioco” delle famiglie criminali di Maddaloni, in affari sia con i Casalesi che con i Belforte di Marcianise.

Gli indagati rispondo di associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso esterno, ricettazione, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, intestazione fittizia di beni, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi, tutti aggravati dal metodo mafioso e commessi per agevolare il clan dei Casalesi. Gli episodi contestati risalgono a tempi molto recenti. Le indagini hanno infatti coperto un periodo che va dal 2011 al maggio del 2015.

«Anticipare emergenze e non rincorrerle per evitare violenze e sangue» ha detto in conferenza il procuratore Giovanni Colangelo commentando la retata che questa notte ha decimato il gruppo “Venosa-Schiavone”. Il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli ha illustrato i risultati dell’operazione che hanno consentito di “sequestrare una piattaforma online gestita direttamente dal clan e ai titolari delle agenzie di scommesse”. Soldi a getto continuo, dunque, che «consentono ai familiari dei boss al 41 bis di mantenere un tenore di vita molto elevato nonostante i redditi dichiarati siano bassi».

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