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Legge elettorale, da giovedì in commissione alla Camera

Conto alla rovescia per l’inizio del dibattito parlamentare sulla legge elettorale, che sarà incardinata giovedì in Commissione Affari costituzionali della Camera, mentre forse già venerdì o uno dei primi giorni della settimana successiva, dovrebbero essere pubblicate le motivazioni della sentenza della Consulta sull’Italicum.

Ma è il doppio confronto interno del Pd – mercoledì 8 l’Assemblea dei deputati(se non sarà sconvocata,come potrebbe essere) e lunedì 13 la Direzione del Partito – ad apparire più decisivo per le sorti della legge elettorale. Il destino di questa dipende intatti dall’assetto politico che il partito guidato da Matteo Renzi e il centrodestra si vorranno dare. Giovedì il presidente della Commissione e relatore, Andrea Mazziotti, illustrerà le 16 proposte di legge finora depositate ma l’accordo è che il dibattito vero e proprio inizierà dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza della Consulta.

Qualcuno si è infatti riservato di presentare ulteriori proposte alla luce delle osservazioni della Corte. Questa, a quanto sembra, potrebbe accelerare i tempi della pubblicazione delle motivazioni a cui sta lavorando il relatore, Nicolò Zanon, così da renderle note tra venerdì e martedì prossimo. Se fino a qualche giorno fa la corsa alle urne con i due sistemi usciti dalle sentenze della
Consulta era nel novero delle possibilità, l’idea di una armonizzazione dei due sistemi è stata accettata anche da Renzi. Per cui la sollecitazione probabile della Corte al Parlamento a fare la sua parte non dovrebbe suscitare grandi polemiche. D’altra parte anche in altri ambiti la Corte ha in passato lanciato moniti alle Camere a legiferare, senza che ciò avvenisse. La Legge sulle Unioni civili (2016) è arrivata solo 6 anni dopo la sentenza del 2010. Sui contenuti delle modifiche alla legge elettorale, oggi Ap, Forza Italia (con Renato Brunetta e Deborah Bergamini) e l’Udc, hanno rilanciano la proposta avanzata dal ministro Franceschini venerdì scorso: introdurre nel sistema della Camera il premio alla coalizione anziché alla lista che supera il 40%. Su questa proposta in casa Dem hanno già dato l’assenso diversi leader di altre componenti (da Maurizio Martina a Beppe Fioroni), per non parlare dell’apertura di Renzi. E su questo si tasta il polso alle minoranze dem (di Pierluigi Bersani e Roberto Speranza e di Gianni Cuperlo) per trovare un punto di incontro soprattutto alla Direzione di lunedì. Ma un ragionamento completamente diverso lo ha fatto Matteo Orfini, riproponendo l’Ellenicum, cioè il sistema già depositato dai «giovani turchi».

Anziché un’alleanza «da Pisapia ad Alfano» con in mezzo il Pd, sarebbe meglio – dice – un sistema in cui tutti i partiti corrono da soli, con un premio di governabilità di 90 seggi al più votato. Certo, il vincente non sarebbe sicuro di avere la maggioranza alla Camera, ma sarebbe il pivot di qualsiasi alleanza post elettorale. Al di là dell’aspetto tecnico, il ragionamento politico è che una alleanza in stile Unione (da Mastella a Turigliatto) avrebbe meno appeal per molti elettori di centrosinistra. Se i partiti corressero da soli il Pd, grazie al voto utile, potrebbe mangiarsi un pò di voti centristi, e Pisapia potrebbe fare altrettanto con Sinistra Italiana. A quel punto Pd e la lista dell’ex sindaco di Milano avrebbero da soli la maggioranza per una alleanza post-elettorale, senza bisogno di farla anche con Alfano. Una prospettiva più «di sinistra» che potrebbe essere interessante, nell’intenzione di Orfini, anche per la minoranza Dem.

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