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Sanremo, Zucchero: la mia prima volta da superospite

Sanremo: domani apre ZuccheroZucchero e Sanremo. Sanremo e Zucchero, direbbe forse Maurizio Crozza, parafrasando il tormentone di questi giorni (“Carlo e Maria, Maria e Carlo”). Un rapporto che nel passato non è stato dei più felici: quattro partecipazioni tra il 1982 e il 1986, che gli valgono tre penultimi posti (uno precedendo Vasco).

“Nonostante cercassi di farmi notare, passavo inosservato”. Ora, a distanza di oltre 30 anni (non considerando il duetto con la figlia Irene nel 2009), Adelmo Fornaciari torna sul palco dell’Ariston per la finale da superospite. Pace fatta o rivincita? “Ma no, nessuna rivincita – racconta Zucchero, che non abbandona mai la sua tuba -. Mi avevano già invitato in passato, ma finora avevo sempre detto di no, perché non c’ero o perché non avevo niente di interessante da proporre. O forse, chissà, proprio perché ci ero rimasto male. Diciamo che chiudo i conti con il festival: Ravera nell’anno di Donne mi disse ‘non ti dimenticare del festival quando avrai successo come fanno in tanti’. E allora eccomi. E tutto è rimasto uguale”.

Il cantautore emiliano apre la finale con il brano ‘Ci si arrende’, “poi farò una versione di Partigiano Reggiano molto più lunga e – sorpresa – un duetto virtuale con Luciano Pavarotti”, per ricordare il grande tenore. Con lui ci saranno i musicisti Tomoyasu Hotel, Chris Stainbton e Queen Cora Dunham “tre bestie”.

Niente Donne, “perché a 60 anni non mi ritrovo più in Du Du Du, sempre che Carlo non mi faccia qualche scherzo”. Ma quello che sembrava l’addio definitivo al brano che gli ha aperto la strada verso il successo, in realtà è tornato ad essere solo un arrivederci. “Sì, ho deciso che tornerò a farla live”.

E gli appuntamenti non mancheranno dato che oltre alle 5 date annunciate dall’1 al 5 maggio, se ne aggiungono altre 5, dal 21 al 25 settembre: tutte all’Arena di Verona.

“Con gli 11 concerti che ho fatto a settembre scorso, sono 21. Un record. Ma l’Arena è l’Arena, fa la differenza. Io spero che me la cavo”, scherza, eleggendo il teatro scaligero il migliore al mondo in cui suonare insieme alla Royal Albert Hall.

Dunque, torna al festival. Ma una follia come quella di Fiorella Mannoia, di rimettersi in gioco, in gara, dopo 30 anni Zucchero la farebbe? “Io? Perdo sicuro – se la ride, lui -. Se vengo qua con una canzone come Partigiano Reggiano prendo schiaffi. Come Vasco, del resto: non siamo tipi da festival. Sanremo è una bestia completamente a sé, uno specchio dell’Italia modificato in positivo, nel senso di dare fiducia e speranza, con le canzoni che parlano d’amore”.

Parla a ruota libera Sugar, e allora si scopre che l’artista che avrebbe voluto incontrare, oltre a Leo Ferrè, è Fabrizio De Andrè: “un rammarico, non tanto quello di non aver potuto suonare con lui, ma quello di parlare per una sera davanti a un bicchiere di vino o anche due”. Da buon emiliano, anzi: da buon partigiano reggiano.

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