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Renzi al vertice del Pd: ‘Con il congresso salta voto di giugno’

ella riunione, ieri sera al Nazareno, in cui si è confermata l’intesa tra Matteo Renzi e Dario Franceschini, il leader Pd ha chiarito definitivamente, a quanto si apprende, che con il congresso del Pd le elezioni anticipate a giugno saltano. Nell’incontro renziani e franceschiniani hanno concordato sui tempi del congresso, che dovrebbe concludersi entro aprile, “tempi normali”, spiegano dal vertice Pd. Le regole, che la maggioranza vuole le stesse del 2013, saranno decise dalla commissione congresso.

Renzi sull’enews – La durata del Governo è un “argomento che ha appassionato per tante settimane gli addetti ai lavori ma che non mi riguarda. Non decido io. Decide il Premier, i suoi ministri, la sua maggioranza parlamentare. E vediamo se almeno su questo possiamo finalmente smettere di discutere”.

“Oggi è il 15 febbraio. Per gli amici fiorentini otto anni fa iniziava un’avventura che sembrava impossibile. E che ci ha visto camminare, insieme, su sentieri impensabili. Ora è tempo di rimettersi in cammino. Come mi ha scritto stamani il mio amico Gennaro: è tempo di ricucire il futuro. Facciamolo insieme!”.

“Il verbo del congresso e delle primarie non è “Andatevene!” ma “Venite!”, portate idee, portate sogni, portate critiche. Venite, partecipate. È inspiegabile far parte di un partito che si chiama democratico e aver paura della democrazia”: scrive così Renzi sottolineando l’invito a “prepararci a vivere il congresso non come scontro sulle poltrone, ma come confronto di idee”.

“Mi capita più volte in queste ore di fermarmi – scrive nella sua E-news il segretario dem -. E domandarmi: ma cosa può apprezzare un cittadino del dibattito di queste ore nel PD? E mi rispondo: nulla, o quasi”. Poi ha raccontati raccontando che “stamattina ne parlavo in stazione con un nostro simpatizzante che mi confermava: A segretà, non ce stamo a capì nulla”.

Dopo l’esito “deludente” della direzione Pd Enrico Rossi, Michele Emiliano e Roberto Speranza saranno al teatro Vittoria sabato a Roma, all’ iniziativa già promossa da Rossi, “con l’obiettivo di costruire un’azione politica comune, per rivolgere un appello a tutti i nostri militanti ed attivisti e per impedire una deriva dagli sviluppi irreparabili”. In una dichiarazione congiunta diffusa a Firenze si afferma che l’esito della direzione “ha sancito la trasformazione del Partito Democratico nel Partito di Renzi, un partito personale e leaderistico che stravolge l’impianto identitario del Pd e il suo pluralismo”. “L’ultima direzione nazionale del Partito democratico è stata animata da un dibattito ricco e plurale. Le conclusioni del segretario non hanno rappresentato questa ricchezza di posizioni e visioni, che ci caratterizza come la più grande comunità civile e politica del Paese. L’esito della direzione – scrivono Rossi, Emiliano e Speranza – è stato profondamente deludente e ha sancito la trasformazione del Partito Democratico nel Partito di Renzi, un partito personale e leaderistico che stravolge l’impianto identitario del Pd e il suo pluralismo”. “Abbiamo chiesto un impegno preciso: il sostegno al governo sino alla sua scadenza naturale, un congresso senza forzature e preceduto da una conferenza programmatica nella quale ritrovare l’unità, ma siamo stati inascoltati. Per questa ragione – spiegano – sabato mattina, saremo tutti assieme al Teatro Vittoria, con l’obiettivo di costruire un’azione politica comune, per rivolgere un appello a tutti i nostri militanti ed attivisti e per impedire una deriva dagli sviluppi irreparabili. Il Pd non può smarrire la sua natura di partito del centrosinistra, che trova le sue ragioni fondative nel principio dell’uguaglianza e nei valori della Costituzione”.

Michele Emiliano assicura, intanto, la presenza della minoranza domenica all’assemblea Pd. “Domenica saremo in assemblea, su questo non c’è dubbio – ha detto -. Stiamo facendo di tutto per tenere unito il partito ma al leader serve uno sforzo di unità”. “Bisogna però capire – sostiene il governatore – se proseguire questo percorso di unità della minoranza dentro o fuori. In questo momento i treni sono partiti in senso opposto e le distanze sono siderali”.

“Alle terze vie ci credo poco, non credo esistano terze vie per un partito. Esiste la possibilità di fare una battaglia perché quel partito non sbagli strada”, ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, a L’Aria che tira, rispondendo alla domanda se sia lui la terza via del Pd. “Ora la cosa più importante è evitare ulteriori fratture e lacerazioni. Il Pd è la scelta più importante che siamo riusciti a fare negli ultimi 20 anni: se non avessimo fatto il Pd, la sinistra italiana sarebbe stata travolta”. “La confusione sotto il cielo credo sia molta, e la situazione non è eccellente – ha detto Orlando alla domanda se si candiderà alla segreteria del Pd -. Abbiamo molti candidati. Il problema non è di nomi, ma di idee. Se riusciamo a trovare un comun denominatore, evitiamo di dividerci in maniera profonda”. “Io non ho nessuna particolare propensione a mettermi in competizione, prima dovremmo lavorare sulla cooperazione”, ha aggiunto.

Nei confronti di Matteo Orfini “non c’è nessuna sfida, c’è un dibattito in corso per continuare a dare un contributo come lo abbiamo dato nel corso di questi anni in una fase che è particolarmente delicata nella vita del partito”. Orlando risponde interpellato sulla riunione prevista alla Camera dei Giovani Turchi. E il ministro nega l’esistenza di un documento già pronto da presentare alla riunione: “I documenti si fanno alla fine”, ha replicato. E una sessantina di parlamentari della corrente dei ‘giovani turchi’ sono riuniti alla Camera per un ultimo tentativo di cercare una linea comune. Al momento l’area risulta spaccata a metà tra i fedelissimi di Matteo Orfini d’accordo sul congresso subito ed i seguaci di Andrea Orlando che chiede una conferenza programmatica. La riunione, a quanto si apprende, dovrebbe concludersi con un voto.

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