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Trump a Netanyahu: “Israele e Palestina? Uno Stato o due fa lo stesso, conta la pace”

194605130-b4752e09-c6fe-4e3c-be0f-89084f0a0d02 Al lavoro verso un “grande trattato di pace” fra Israele e i palestinesi con lo scopo di assicurare stabilità nella regione. A dirlo in una conferenza congiunta con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, è stato il presidente statunitense Donald Trump: la pace arriverà “ve lo prometto” ha detto Trump, “mi piacerebbe una soluzione a due Stati o a uno Stato” e “sarò felice con quello che piacerà a israeliani e palestinesi”. Un importante cambiamento per la politica americana che da decenni parla della soluzione dei due Stati come la unica percorribile.

Trump ha detto che una volta pensava che la soluzione a due Stati fosse la più semplice ma ora non ne è più così sicuro. Ora preferirebbe che Israele “fermasse la costruzione degli insediamenti per un po’” perché per raggiungere la pace entrambe le parti dovranno scendere a compromessi. In tutta risposta il premier israeliano, ha invitato a concentrarsi sulla “sostanza” e non “sulle etichette”, quando gli è stato domandata la propria posizione su una soluzione a due Stati per la pace tra israeliani e palestinesi.

Al negoziato per la pace in medio oriente potrebbero partecipare molti Paesi, ha aggiunto Trump. Secondo il presidente, gli israeliani dovranno mostrare di flessibilità, mentre i palestinesi dovranno sbarazzarsi “dell’odio” che insegnano ai ragazzi sin dai primi anni di vita.
Trump a Netanyahu: “Israele e Palestina? Uno Stato o due è la stessa cosa”
Trump e Netanyahu sono concordi su tutto, ponendo le basi per una alleanza totale sui temi del terrorismo, della Palestina e dell’Iran. In questo modo il presidente Usa ha voluto prendere le distanze dalle politiche di Obama, soprattutto su Teheran e sulla questione palestinese. “Quello con l’Iran è uno dei peggiori accordi mai visti. Farò di più per impedirgli di sviluppare un’arma nucleare”, ha aggiunto Trump ricordando che le sfide che Israele affronta per la sua sicurezza sono “enormi”.

Sullo spostamento dell’ambasciata a Gerusalemme, Trump ha poi aggiunto: “Mi piacerebbe che succedesse, seguiamo questa possibilità con grande attenzione”. In tutto questo c’è anche un attacco all’Onu che per il presidente Usa ha trattato in modo ingiusto Israele. “Non accettiamo le azioni a senso unico contro Israele da parte dell’Onu”.

L’incontro alla Casa Bianca è stato amichevole. Con tanto di siparietto sui rapporti di lunga data tra Netanhayu e il clan Trump. “Non c’è più grande sostenitore del popolo ebraico e dello stato ebraico del presidente Donald”, ha detto il premier israeliano, sostenendo di conoscerlo da molto tempo, lui, i membri del suo team e la sua famiglia. Poi ha lanciato uno sguardo in prima fila sul genero (ebreo ortodosso) di Trump, il consigliere senior Jared Kushner cui il presidente ha affidato la regia dei colloqui di pace israelo-palestinesi. “Posso rivelare da quanto tempo ci conosciamo?”, ha proseguito mentre Kushner annuiva, confermando una frequentazione di vecchia data è una sponda forte nel processo di pace in Medio Oriente.

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