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VENETO/ Zaia accelera sull’inquinamento da Pfas

Ieri nel corso di un sopralluogo al cantiere per la realizzazione del bacino di laminazione nel territorio del comune del vicentino, il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, parlando di inquinamento da Pfas originato proprio in quella zona, ha colto l’occasione per dichiarare che la giunta ha appena adottato un provvedimento con cui si incarica ARPAV ad approfondire, in tempi rapidi, lo stato di contaminazione in tutta l’area dell’azienda Miteni a Trissino (VI). Nel contempo la Regione del Veneto, vista la gravità del fenomeno, ha deciso di chiedere aiuto al mondo scientifico organizzando un importante simposio al quale parteciperanno studiosi ed esperti italiani ed internazionali e che, come più avanti specificato, avrà inizio domani 22 febbraio a Venezia.
Già all’inizio dell’anno, parlando di inquinamento della falda acquifera da Pfas provocato dalle lavorazioni dello stabilimento Miteni di Trissino e riscontrato dal CNR nel 2013, avevo dato notizia del tempestivo intervento da parte della Regione Veneto per rendere immediatamente fruibile la rete idrica attraverso l’utilizzo di appositi e costosi filtri ai carboni attivi e di una campagna di controllo sanitario su circa 85.000 cittadini residenti nell’area, probabilmente esposti al fenomeno. Rimaneva il problema di dover garantire in un’area così vasta come le Province di Vicenza, Verona e Padova, l’utilizzo della qualità delle acque destinate all’agricoltura in tutti i suoi comparti: per l’irrigazione dei campi coltivati, agli allevatori per abbeverare il loro bestiame, ecc. E’ giusto ricordare che sin dall’ottobre 2016 il Direttore Generale dell’Area Sanità e Sociale, Domenico Mantoan, a conclusione dell’apposita commissione, chiedeva: “la tempestiva adozione di tutti i provvedimenti urgenti a tutela della salute della popolazione volti alla rimozione della fonte di contaminazione ivi comprese le opportune variazioni degli strumenti pianificatori di competenza”. E’ di questi giorni la comunicazione dell’Ulss 8 Berica agli allevatori con la quale li invitava, nel caso utilizzassero acque contenenti valori di Pfas non conformi ai parametri del Ministero della Salute, a trovare una soluzione e comunicandola entro 30 giorni, senza che siano date loro indicazioni come, a quale profondità non sono più inquinate o sulla localizzazione esatta delle falde invece non inquinate. Dovranno chiudere i pozzi o scavarne di nuovi?, mettere dei filtri?, allacciarsi all’acquedotto? Fanno comunque presente che una vacca da latte, in periodo estivo, richiede anche 100 litri di acqua al giorno e dato che nella zona interessata vi sono più allevamenti, sarà l’acquedotto in grado di sopperire a tale necessità? Per non parlare poi dei costi certamente elevati che derivano da tutto questo senza conoscere se vi saranno sostegni economici. Nel contempo, nonostante che l’Arpav nel 2013 avesse individuato nella azienda Miteni la responsabile principale dell’inquinamento, la Commissione tecnica regionale dell’Ambiente contro il parere contrario dell’Ulss 8, aveva autorizzato il suo potenziamento. Si ha la sensazione che in tutto questo manchi una regia in grado in particolar modo di dare risposte certe sullo stato delle acque e sulla dimensione del fenomeno, in modo di poter garantire la salute dei cittadini. La Regione Veneto pertanto ha deciso di rivolgersi al mondo scientifico certa che potrà essere di grande utilità alla soluzione del grave problema; ha quindi provveduto ad organizzare un Simposio internazionale che si terrà proprio nei prossimi giorni all’Ospedale Civile Ss. Giovanni e Paolo di Venezia dal titolo “Progettare uno studio epidemiologico relativo alla popolazione della Regione Veneto esposta a Pfas”. Questo importante appuntamento scientifico che si svolgerà il 22 e 23 febbraio prossimi, vedrà la partecipazione di illustri studiosi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dell’Istituto Superiore di Sanità Italiano, del Sistema “Public Health” britannico, dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, del Registro dei Tumori del Veneto, di varie Università italiane ed estere. Il Presidente Zaia ha desiderato in fine precisare: “Viviamo insieme ai Sindaci questo momento di grande difficoltà; abbiamo provveduto con immediatezza a mettere in sicurezza l’acquedotto ed avviato un piano di monitoraggio sanitario sulla popolazione e sui lavoratori della Miteni. Il nostro impegno continua mettendo in campo tutte le iniziative possibili al fine di ottenere le più approfondite informazioni sullo stato dell’eventuale contaminazione di tutta l’area interessata. Abbiamo dato mandato all’ARPAV di elaborare in accordo con il Comune di Trissino, una dettagliata mappatura della presenza di inquinamento nel sottosuolo attraverso una serie di carotaggi a maglia stretta, spinti sino ad una profondità di 10 metri sui 67000 metri quadrati delle aree esterne ed interne dell’impianto della Miteni, confidando nella adesione spontanea dell’azienda. Se così non fosse l’ARPAV prenderà contatto con la Procura già peraltro da tempo informata. Il nostro obbiettivo – ha concluso il Presidente Zaia – è chiarire se ci sono inquinanti nel terreno, dove sono, che cosa sono e se possibile individuare da dove provengono”.
Gian.Schiaffino

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