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Venezia? Un luogo fluido che ti cambia dentro

November in Venice, Italy

November in Venice, Italy

Alla Giudecca in vaporetto è metafora viaggio nel mondo
Nel grande studio alla Giudecca, dove la luce della laguna entra da vetrate gigantesche e domina il bianco, riposti nei cassetti o sui grandi tavoli, assieme alle opere, ci sono centinaia di quaderni dalla copertina nera carichi di progetti. E’ il ‘mondo’ di Fabrizio Plessi, artista di origini emiliane, giramondo per vocazione e impegni di lavoro, che da oltre un cinquantennio ha scelto Venezia come sua città.
“Mi sono fermato qui – dice – perché Venezia era diversa da tutte le altre. E’ un luogo dove tutto è fluido, mobile, elastico. E’ sempre stata la mia città e mi ha cambiato. Ha fatto sì che il mio carattere diventasse tollerante come non lo ero all’inizio”.
Plessi, di ritorno dalla Germania o dalla Spagna, o da qualche altro luogo del pianeta dove ha costellato gli spazi di musei e gallerie con opere che utilizzano la tecnologia più avanzata nel campo della realtà visiva come se fosse una matita – “il mezzo non conta niente. La progettazione è la parte più importante del mio lavoro. Le tecnologie per me sono sempre state un materiale come il ferro, il legno o il marmo per altri” -, sta preparando un progetto che in estate ‘invaderà’ gli spazi del Teatro ‘La Fenice’. La considera una “sfida”. “Avrei potuto mostrare il Plessi conosciuto attraverso 500 personali e mostre in 137 musei – rileva snocciolando dati da capogiro – ma voglio fare qualcosa di nuovo. Mostrare una nuova fase del mio essere artista, non voglio copiare me stesso”. Al centro comunque resteranno gli elementi primari del suo agire, come ad esempio le installazioni con video che diventano fuoco o acqua.
Il discorso, muovendosi tra le calli di quello spazio tutto da scoprire che è la Giudecca, torna comunque al suo rapporto con la città lagunare. “Ha forgiato le caratteristiche del mio lavoro” spiega, indicando “la mobilità, la luce che entra nello studio, la fluidità dell’acqua dei canali. Tutto quello che non ha corpo è solo puro spirito: questa è Venezia”. Una città, non nasconde, “barbarizzata dal turismo”, ma che non perde il suo fascino. “Io viaggio continuamente – dice ancora – ma ogni volta che ci torno è un piccolo miracolo”. E’ durante il viaggio in laguna dall’aeroporto al centro storico che si ripete quel “miracolo. Il mio è un viaggio fisico e metafisico”. In un’ottica che coglie il particolare come dimensione del tutto lo stesso attraversamento del canale della Giudecca in vaporetto per Plessi “è la metafora stessa del viaggio”.
“Ogni volta che cammino per Venezia è una avventura. E’ l’unica città al mondo dove per muoverti devi camminare” pensa a voce alta e ricorda Le Corbusier che parlava di Venezia come della città più moderna. “E’ la città che ti fa pensare – aggiunge – e già questo vale la pena per viverci. Il fatto che non ci sia rumore porta a dire che la contemporaneità non devi cercarla fuori devi trovarla dentro di te”.
“La grande forza di Venezia – sottolinea nel silenzio di uno studio che è esso stesso metafora dello stato del vivere lagunare – è il suo abbandono, la luce morbida che l’avvolge.
Sentire il rumore dei propri passi è una esperienza straordinaria. E’ la condizione ideale per creare e se un lavoro non esce bene non ho alibi”.

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